Se non vedo, non credo
Possiamo conoscere soltanto ciò che vediamo? Una riflessione sui limiti dei sensi, sul ruolo della ragione e sulla fede in Dio senza vederLo.
Risposta a chi dice: «Se non vedo, non credo»
Se non vedo, non credo!
«Credo soltanto a ciò che vedo» è un’espressione spesso ripetuta dagli atei per giustificare il loro rifiuto di credere in Dio. Ritengono che Dio sia un essere metafisico e che, pertanto, non si possa dedurre nulla su di Lui finché non Lo si è visto. In altre parole, affermano che tutto ciò che non appare ai nostri occhi non esista!
Fra conoscenza sensibile e conoscenza intellettiva
Conosciamo le cose attraverso i sensi, come la vista o l’olfatto, e si parla allora di conoscenza sensibile; oppure attraverso la ragione, ed è la conoscenza intellettiva.
Dicendo «credo soltanto a ciò che vedo», il nostro interlocutore decide di accedere alla realtà esclusivamente attraverso la conoscenza sensibile. Mantenendo questa posizione si rinchiude nella sfera dei cinque sensi e rinuncia all’intelligenza. La conoscenza sensibile può infatti essere soltanto parziale o incompleta: i nostri occhi percepiscono unicamente ciò che si trova al di sopra dell’infrarosso e al di sotto dell’ultravioletto, e non possono vedere il mondo microscopico che ci circonda, fatto di elettroni, protoni, microbi… Possono persino ingannarsi: un bastone immerso nell’acqua appare spezzato. La conoscenza sensibile lo direbbe rotto, mentre quella intellettiva deduce che non lo è e che si tratta di un fenomeno ottico.
L’intelligenza umana parte dai cinque sensi per trarre le proprie conclusioni. Fermarci alle sole osservazioni, senza ricavarne conclusioni ragionate, ci ridurrebbe al livello degli animali. Ecco un esempio:
- Vedete impronte sulla sabbia e deducete che siano umane. Sapete così che è passato un uomo, anche senza averlo visto.
- Un cane vede impronte sulla sabbia della spiaggia, non si pone domande, non trae deduzioni e continua a camminare scodinzolando.
Sono due atteggiamenti opposti che segnano la differenza fra l’uomo e l’animale. Lo stesso vale per la conoscenza di Dio o di qualsiasi realtà immateriale: è attraverso l’intelligenza che riconosciamo l’esistenza del Creatore.
«Se esistesse un essere o una realtà immateriale che avesse comunque lasciato nell’universo tracce materiali e sensibili del proprio passaggio, l’intelligenza, cercando le cause di tali indizi, sarebbe capace di risalire all’esistenza di questa causa immateriale. La spiegazione è semplice: passando da un’esistenza all’altra, l’intelligenza potrebbe comprendere che, per spiegare un determinato fenomeno materiale, a un certo punto siamo obbligati ad ammettere realtà immateriali che non possiamo percepire, ma che sole forniscono la spiegazione ultima del fenomeno». CONVERSATIONS BITERROISES, La Personne Humaine, thomas-aquin.net.
La risposta del Corano
Il Corano attribuisce una mancanza di conoscenza a chi pone questa domanda. Dio ha mostrato prove sufficienti a chi desidera usare la ragione per giungere alla verità. Ecco che cosa dice il Corano:
E dissero quelli che non sanno: “Se solo Allāh parlasse con noi o ci venisse un Segno!” Quelli che li avevano preceduti dissero lo stesso: i loro cuori erano simili. Abbiamo già mostrato i Nostri Segni a un popolo convinto.Corano — sura Al-Baqara (2:118)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
In un altro versetto, Dio ci spiega che domande di questo genere possono provenire soltanto da un cuore arrogante e superbo:
E dissero quelli che non aspettano il Nostro incontro: «Se fossero scesi gli angeli su di noi, o vedessimo il nostro Dio!» Si sono insuperbiti nell’animo, e hanno superato i limiti della trasgressione.Il giorno che loro vedranno gli angeli, quel giorno non ci sarà per i criminali il Buon Annuncio, e diranno: “Proibitissimo per voi il Buon Annuncio!»Corano — sura Al-Furqaan (25:21–22)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
Non è una novità che qualcuno chieda di vedere Dio prima di credere: molto tempo prima, i figli d’Israele lo avevano chiesto al loro profeta Mosè.
Ti chiede la gente del Libro di far discendere su di loro un Libro dal cielo. Avevano chiesto a Mūsā una cosa ancora più grande, dicendogli: «Facci vedere Allāh apertamente!» Così li colpì il fulmine a causa della loro ingiustizia. Poi presero il vitello[44], dopo che arrivarono loro le Evidenze, ma glielo perdonammo e demmo a Mūsā una chiara autorità,[44]- presero il vitello come divinitàCorano — sura An-Nisaa (4:153)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
Vedere Dio in questo mondo significherebbe limitarLo
Non è possibile vedere Dio in questo mondo, perché vederLo significherebbe racchiuderLo nella portata dei nostri occhi. Se questi non riescono neppure a vedere i microbi, come può l’ateo pretendere di abbracciare con essi il Creatore?
Non Lo può percepire la vista, e in verità Lui percepisce ogni sguardo, e Lui è il Sottile, il Conoscitore.Corano — sura Al-An'aam (6:103)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
Fra gli attributi divini vi è l’essere al di sopra delle leggi del tempo e dello spazio. Sarebbe dunque privo di senso che Dio fosse limitato dal nostro campo visivo.
Questa vita è una prova
La vita terrena è una prova per l’uomo. Il Corano afferma che Dio ha creato i cieli e la terra per mettere alla prova l’essere umano:
È Lui che ha creato i cieli e la terra in sei giorni, e il Suo Trono era sull’acqua, per mettervi alla prova e distinguere tra chi di voi agisce meglio. Se tu dicessi: «Voi risorgerete dopo la morte!», direbbero i miscredenti: «Questa non è altro che chiara magia!»Corano — sura Hud (11:7)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
In verità, Noi creammo l’uomo da un fiotto composto, per metterlo alla prova, e l’abbiamo dotato d’udito e vista.Corano — sura Al-Insaan (76:2)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
Durante questa prova l’uomo deve conoscere Dio e riconoscere la Sua benevolenza e misericordia, usando le facoltà che Egli gli ha donato, prima fra tutte la ragione. Dio ha deciso di rimanere invisibile agli occhi umani. A un esame più attento, è proprio questa invisibilità a permettere che l’uomo sia messo alla prova, lasciandogli la possibilità di allontanarsi dalla retta via oppure di sceglierla.
In genere gli uomini non infrangono una legge in presenza delle autorità: chi passa con il rosso con un poliziotto accanto? Per lasciarci la libertà di scelta, Dio non si è quindi mostrato agli uomini. Questo permette anche ai giusti di ricevere una ricompensa maggiore, perché hanno obbedito a Dio senza vederLo. Nel Corano Egli dice di coloro che Lo temono senza vederLo:
In verità quelli che temono il loro Dio nell’Ignoto hanno perdono e grande premio.Corano — sura Al-Mulk (67:12)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
Non vediamo Dio, ma i Suoi segni
Nessuno ha visto l’amore, la collera o la felicità, ma tutti ne abbiamo visto le manifestazioni. Quando un uomo e una donna si amano, si baciano. Eppure è impossibile dimostrare il loro amore: se ne vedono soltanto le manifestazioni. Ogni giorno tutti vediamo i segni di Dio attraverso la creazione. Gli atei non sanno spiegare l’origine della creazione: ne sono incapaci. Quando si chiedono prove delle loro affermazioni, alcuni si limitano a ripetere che non è importante porre simili domande. Non possono dimostrare l’inesistenza di Dio: è impossibile. Anche gli atei dell’epoca dei profeti tenevano lo stesso discorso:
E dissero: «Noi non viviamo se non la vita terrena: viviamo e moriamo e ci logora il tempo», ma di ciò che dicono non hanno conoscenza, si limitano a fare supposizioni.Corano — sura الجاثية (45:24)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2
L’ateo che crede nell’invisibile
La seconda contraddizione è che questo ateo rimprovera al credente di credere nell’invisibile, in Dio, negli angeli e nella risurrezione. Gli rimprovera di credere nella creazione di Adamo, che non ha visto, nei jinn e nell’anima…
Ma non rimprovera sé stesso di credere nell’invisibile!
Non dice forse che la vita abbia avuto origine da una cellula comparsa tre miliardi e mezzo di anni fa?
Non è questo che dice?
Lo ha visto con i propri occhi?
È riuscito a creare in laboratorio una cellula simile?
Come può dunque credere a questa idea e difenderla?
È chiaro che l’ateo crede molto fermamente nell’invisibile, ma soltanto quando questa convinzione giustifica il suo ateismo.
Riassumendo, è come se il signor incredulo dicesse:
«Credo nell’invisibile quando giustifica l’ateismo, ma non ci credo quando si tratta di credere in Dio». Una simile contraddizione può trovarsi soltanto nella mente di un ateo.