Episodio 10 – Darwinismo e fede cieca sui fenomeni innati
Le spiegazioni genetiche delle disposizioni innate hanno prove? L’episodio analizza i metodi di ricerca e critica le interpretazioni darwiniane.
Introduzione: la fede darwiniana cieca
La pace sia su di voi. In questo episodio rispondiamo a una domanda: è stato dimostrato che qualcuno dei fenomeni innati abbia cause evolutive? Oppure gli atei e gli evoluzionisti professano una fede cieca con cui colmano le loro lacune conoscitive?
Vale a dire che, quando gli atei hanno negato l’esistenza di Dio e quindi hanno negato che esista una natura originaria sulla quale Dio ha creato gli uomini, si sono trovati nell’impasse di non possedere alcuna spiegazione per nessuno dei fenomeni innati, quali la tendenza religiosa, la disposizione morale, il senso della finalità, il libero arbitrio e gli istinti. In apparenza, sono fenomeni non materiali.
Hanno dunque cercato spiegazioni materiali per essi e hanno sostenuto che tutti questi fenomeni abbiano cause materiali nell’ambito dell’evoluzione darwiniana. Il fenomeno innato in questione deriverebbe o da un gene specifico o da un insieme di geni; oppure nascerebbe da altre caratteristiche legate ai geni che la natura avrebbe selezionato; oppure i fenomeni innati, o il particolare fenomeno innato, sarebbero stati selezionati darwinianamente senza che sappiamo come esso sia comparso in origine, ma sarebbe comparso e poi selezionato.
La domanda è: questa loro affermazione ha una prova scientifica? Quanto alla terza possibilità, «non sappiamo come sia comparso», è un rinvio all’ignoto, un’espressione che gli atei non accettano dai credenti in Dio quando spiegano i fenomeni.
I fenomeni innati e la spiegazione materialistica
Rimane dunque la spiegazione che si può esaminare e verificare: collegare i fenomeni innati ai geni. Per affermare che una determinata caratteristica in un organismo sia legata a un gene specifico, esistono metodi scientifici precisi per dimostrare l’esistenza di tale relazione.
Il legame con i geni: i metodi scientifici
Il primo metodo consiste nell’aggiungere un gene (Gene Insertion) all’ovulo fecondato o nell’eliminare un gene (Gene Deletion), e nell’osservare se ciò provochi l’apparizione o la scomparsa di una certa caratteristica. Questo è possibile negli animali, come nei cosiddetti topi knockout (Knockout Mice), per esempio. Ma non è stato fatto nell’essere umano; inoltre intervengono fattori complessi, come i meccanismi compensatori (Compensatory Mechanisms), che possono compensare, per esempio, il gene eliminato.
Il metodo che rimane possibile nell’essere umano consiste nell’effettuare uno screening genetico e nel dimostrare che coloro che possiedono una determinata caratteristica o tendenza hanno un gene che gli altri, privi di quella caratteristica o tendenza, non hanno; oppure che possiedono geni la cui espressione (Expression) avviene in modo diverso dagli altri, in ciò che viene chiamato, per esempio, epigenetica (Epigenetics). Questo metodo ha collegato alcune caratteristiche fisiche e malattie a cause genetiche.
Darwinizzare tutto: i fenomeni innati
Bene, torniamo a dire: gli atei e i darwiniani hanno compiuto un’operazione di «darwinizzazione» (Darwinization) di ogni cosa, e tra ciò che hanno darwinizzato vi sono i fenomeni innati. C’è un lungo elenco di libri basati su questo presupposto, come: «Il gene di Dio», «Il fondamento evolutivo della tendenza morale», «Il fondamento evolutivo della libertà», «Una visione darwiniana dell’amore dei genitori», «L’evoluzione del desiderio sessuale di accoppiamento», e molti altri.
Ora, lasciamo da parte l’affermazione dei darwiniani secondo cui ci sarebbero caratteristiche apparse in modi che non conosciamo ma che sarebbero state selezionate, perché l’espressione «non sappiamo» non è un’affermazione scientifica verificabile. Resta il collegamento ai geni. Diciamo dunque, sulla base dei metodi scientifici menzionati per dimostrare la relazione genetica con le caratteristiche: una qualsiasi delle affermazioni di queste opere ha una prova scientifica? È stato identificato un qualsiasi gene responsabile di una qualsiasi tendenza innata?
Critica delle affermazioni darwiniane
L’assenza di prova scientifica sui geni responsabili
La risposta, sorprendente, è: no. Sono soltanto affermazioni prive di fondamento scientifico, cioè una fede darwiniana cieca. Queste opere saltano la domanda: «Esiste davvero una causa materiale del fenomeno innato?» e danno per scontata la risposta affermativa e considerano l’esistenza di tale causa un dato di fatto; poi passano a temi quali la discussione dell’utilità evolutiva dell’esistenza del fenomeno innato, in un discorso retorico sterile.
La critica degli stessi darwiniani
Questa darwinizzazione di tutto senza prova è stata criticata perfino da alcuni stessi darwiniani atei, tra i quali il professore di ecologia ed evoluzione, ateo darwiniano, Jerry Coyne. Nel suo libro intitolato «Perché l’evoluzione è vera», Coyne ha detto: «C’è una tendenza, divenuta sempre più preoccupante, da parte di psicologi, biologi e filosofi a darwinizzare ogni aspetto del comportamento umano, trasformando questi studi in un gioco scientifico collettivo. Ricostruire i modi in cui le cose potrebbero essersi evolute sulla base di una vasta immaginazione non è scienza: sono soltanto racconti».
Il caso del «gene di Dio» di Dean Hamer
Bene, come eccezione vediamo Dean Hamer che, diversamente dagli altri autori, ha parlato di un gene particolare per spiegare la tendenza religiosa nell’essere umano. Ma Hamer, come vedremo, è il campione delle affermazioni prive di prova, anzi smentite dagli altri ricercatori. Ha fondato il suo libro «Il gene di Dio» su un unico presunto studio che non ha pubblicato e i cui risultati nessuno dei ricercatori che hanno tentato di riprodurli in seguito è riuscito a confermare, come ha affermato Carl Zimmer. Persino alcuni atei hanno deriso le sue affermazioni dicendo: «Non esiste Dio e non esiste un gene di Dio».
La complessità della relazione tra geni e caratteristiche
La verità è che coloro che sostengono che sia possibile trovare un gene specifico legato a una specifica tendenza innata o ignorano vergognosamente la genetica, per quanti titoli di dottorato possano avere, oppure ingannano il loro pubblico. Da anni, ciò che sappiamo del legame tra geni e caratteristiche indica che la questione è molto più complessa di quanto pensassimo, come nell’articolo scientifico pubblicato nella nota rivista «Nature» nel 2008, che mostra come la decifrazione del codice genetico nel progetto «Human Genome» abbia deluso le nostre aspettative: abbiamo scoperto che persino caratteristiche fisiche come l’altezza e malattie mentali come la schizofrenia, che sembrano legate all’ereditarietà, non possono essere attribuite a un gene, né a un particolare gruppo di geni, e che la questione è molto più complessa di ciò che veniva insegnato nelle scuole e nelle università.
Altri studi affermano che una singola caratteristica comportamentale può essere collegata a migliaia di geni, ciascuno dei quali contribuisce in misura minima a quella caratteristica. Tali studi riconoscono tuttavia l’incapacità di identificare questi geni supposti, anche ammettendo che esista una relazione in primo luogo. È dunque evidente che l’argomento è estremamente complesso e oscuro.
Eppure persone come Hamer vengono a dirvi: «il gene di Dio», mentre nei media occidentali si vedono titoli del tipo: «Questo gene specifico decide se voterai per i repubblicani o per i democratici», banalizzando l’argomento e prendendosi gioco dell’intelligenza delle persone. E se non ci sorprendiamo che queste affermazioni ridicole facciano presa su alcuni giovani lontani dagli ambienti scientifici, è davvero sorprendente che vengano ripetute da persone che possiedono i principi minimi della ricerca scientifica, da medici o da studenti in campo medico e biologico.
I sofismi darwiniani e la fede cieca
Prima di proseguire, vorrei dire questo: non vedo alcun ostacolo, dal punto di vista teorico, al fatto che Dio Altissimo abbia creato nell’essere umano geni che lo aiutino a formare le disposizioni innate. Abbiamo spiegato nel quarto episodio della serie perché, se ciò esistesse davvero, sarebbe un’altra prova dell’esistenza del Creatore e della Sua grandezza.
Il difetto della spiegazione materialistica
Ma ciò che è davvero criticabile, profondamente criticabile, è che i materialisti fondino la loro spiegazione dei fenomeni innati sull’esistenza di questi geni o su vie evolutive non ancora scoperte, come alternativa all’esistenza del Creatore, pur non possedendo alcuna prova di esse. Negano così ciò che tutte le prove attestano, appellandosi a qualcosa per cui non hanno alcuna prova.
Ciò che è criticabile è che gli atei ci rimproverino la nostra fede nell’invisibile, nell’esistenza di Dio, benché le prove l’abbiano indicata, mentre non trovano alcuna difficoltà nel credere, senza poterlo osservare, all’esistenza di questi geni o di spiegazioni non ancora scoperte, delle quali non possiedono alcuna prova.
Ciò che è criticabile è che gli atei sostengano che la nostra fede nell’esistenza del Creatore sia un modo per colmare lacune conoscitive, cioè che non conosciamo la causa di alcuni fenomeni e supponiamo l’esistenza di Dio per spiegarli. Ciò non è corretto nel sistema dottrinale islamico, mentre gli atei praticano questa fede darwiniana cieca per spiegare fenomeni che il loro materialismo non è riuscito a spiegare.
Hanno negato l’esistenza del Creatore, perciò era necessario un sostituto: il sostituto materialista che nega l’anima e la natura originaria. Su questo sostituto hanno costruito palazzi, pretese e racconti; hanno scritto libri e tenuto conferenze sul nulla, su una grande illusione. C’è forse una fede cieca più grande di questa? C’è forse un modo più evidente di cedere ad altri l’uso della propria ragione? C’è forse una maggiore parzialità scientifica o preconcetti più forti?
Lo scontro con la realtà e la scienza sperimentale
Queste accuse che rivolgono ai musulmani, c’è qualcuno che le meriti più di questi atei e darwiniani? Essi sostengono che vi sia un conflitto tra l’Islam e la realtà, e un conflitto tra l’Islam e la scienza sperimentale, mentre nel loro dire, per esempio: «L’essere umano non ha libero arbitrio, ma è mosso dai geni», si manifesta il culmine dello scontro con la realtà, che impone che l’essere umano abbia un libero arbitrio, per quanto lo neghino; e si manifesta il mancato rispetto della scienza sperimentale nelle loro affermazioni sui geni senza prove. Tutto ciò è il prezzo dell’ostinata opposizione alle prove dell’esistenza di Dio fondate sulla natura innata Altissimo.
Conclusione: ingannare in nome della scienza (introduzione al prossimo episodio)
Ci avviciniamo così alla fine del discorso sulle prove fondate sulla natura innata e non vogliamo dilungarci troppo né allontanarci dall’argomento. Tuttavia desideriamo citare un esempio dell’inganno praticato dagli atei e dai darwiniani in nome della scienza: la giustificazione dell’omosessualità mediante l’affermazione dell’esistenza di una base genetica. Vedremo quindi un ultimo esempio dei costi della negazione del carattere innato degli istinti umani e del tentativo di spiegarli in modo puramente materialista: è ciò che discuteremo nel prossimo episodio, con il permesso di Dio. La pace sia su di voi e la misericordia di Dio.