Viaggio verso la certezza

Episodio 11 – Falsificare la scienza: l’omosessualità

L’episodio critica le ricerche su genetica e omosessualità, esaminando metodi, imparzialità dei ricercatori, finanziamenti e ruolo dei media.

Falsificare la scienza: l’omosessualità come esempio

[Effetti sonori]

La pace sia su di voi. Gli atei, come abbiamo spiegato nell’episodio precedente, hanno dato spiegazioni materialistiche e genetiche dei fenomeni innati, senza prove. Non si sono però fermati qui: hanno attribuito ai geni anche comportamenti contrari alla natura innata e ne hanno fatto un pretesto per giustificarli come fenomeni naturali.

Un esempio evidente è il modo in cui trattano l’omosessualità, che non chiamano deviazione ma «omosessualità» "Homosexuality"; perché la parola «deviazione» indica un comportamento riprovevole e contrario alla natura umana, cosa che essi non accettano.

Il rapporto tra omosessualità e irreligiosità

Vi è un rapporto fra omosessualità e irreligiosità: questo sondaggio del (2013) nella comunità "LGBT" (cioè gli omosessuali in America) mostra che circa metà degli omosessuali americani non ha appartenenza religiosa, mentre il 20% del resto della società americana ne è privo.

La comunità scientifica occidentale, nella quale ateismo e darwinismo sono diffusi, ha prodotto studi sul rapporto fra omosessualità, ereditarietà e geni, e su fenomeni sociali connessi; per esempio, quale sarebbe l’effetto su un bambino se due omosessuali lo adottassero? Abbiamo il diritto di chiederci se questi studi siano stati condotti in modo scientifico e imparziale.

Ciò conduce alla domanda più importante: le ricerche scientifiche con applicazioni dottrinali e morali, prodotte sotto l’egemonia del liberalismo occidentale, sono davvero neutrali? Oppure sono talvolta strumenti politicizzati? Se tali studi giungessero a risultati contrari a valori islamici, la posizione razionale sarebbe dubitare dei valori islamici o della correttezza degli studi?

Quando un ateo vi dice: «Io credo nella scienza»… è davvero così? O crede in un’interpretazione errata di una pseudoscienza e cade in una duplice ignoranza? Questo è lo scopo principale dell’episodio: l’omosessualità è soltanto un esempio attraverso cui esaminiamo l’affidabilità di questa scienza occidentale.

La mappa dell’episodio

Il percorso dell’episodio sarà il seguente. Vi chiedo, fratelli, di concentrarvi per non disperderci: l’episodio è ricco di prove e di fatti importanti e dobbiamo seguirne la successione.

Analizzeremo anzitutto il significato della affermazione ipotetica: «l’omosessualità ha una causa genetica». Poi esporremo ciò che le principali fonti occidentali affermano oggi sul rapporto fra omosessualità, geni ed ereditarietà. Infine torneremo alla domanda decisiva: ciò che fonti e studi occidentali affermano in questioni morali è necessariamente affidabile?

Risponderemo studiando tre aspetti:

  1. l’ambiente nel quale si svolgono le ricerche: incoraggia la libera indagine oppure esiste un terrorismo giuridico?
  2. i ricercatori sono affidabili, oppure vi sono indizi di menzogna e di parzialità?
  3. chi finanzia queste ricerche e quale effetto ha sui risultati? Poi vedremo se i media trattano onestamente i risultati degli studi.

Primo: la frase vaga «l’omosessualità ha una causa genetica»

Che cosa significa esattamente? Significa che una persona omosessuale ha geni che la spingono a pratiche sessuali devianti in modo involontario, come l’uomo chiude l’occhio quando arriva una scheggia o ritrae la mano da un corpo caldo? Certamente no…

Significa allora che possiede geni che lo orientano psicologicamente verso persone del suo stesso sesso? A ben vedere, questo è il senso della loro frase. Diciamo anzitutto: anche supponendo che questi geni esistano, con quale diritto essi diventerebbero una giustificazione del comportamento e solleverebbero la persona da biasimo e pena? È un punto fondamentale e molto importante: supponiamo che una persona abbia un sentimento deformato e nocivo, ciò la autorizzerebbe ad agire in base a quel sentimento?

Se un uomo avesse un desiderio eccessivo per le donne, ciò giustificherebbe per esempio lo stupro? Oppure gli si chiederebbe di dominarsi e di frenare il desiderio e soddisfarlo in modo lecito? Perché dunque usare titoli come «l’omosessualità è soggetta ai geni ereditari», in modo da far pensare che la persona sia costretta dai propri geni alle sue azioni?

Siete poi pronti ad applicare la stessa logica ai vostri avversari politici e intellettuali, le cui azioni potrebbero avere cause genetiche? Se dicessimo che chi pratica la poligamia può avere ragioni genetiche e che anche la donna che accetta un marito sposato può avere geni che la spingono a ciò, perché il matrimonio omosessuale diventa consentito in tutti i cinquanta Stati americani, per decisione della Corte Suprema del (26/6/2015), mentre la poligamia resta vietata in tutti i cinquanta Stati fino a oggi, nel luglio (2017)? Perché la pretesa relazione con i geni è impiegata proprio per suscitare simpatia verso gli omosessuali?

Secondo: ciò che affermano oggi le principali fonti occidentali

Malgrado tutto questo, esistono davvero geni che causano un’inclinazione psicologica deviante? Questo ci conduce, fratelli, al secondo asse: ciò che le principali fonti occidentali affermano attualmente.

Una delle più note organizzazioni sanitarie americane, l’American Psychological Association, concludeva che non era stata provata l’esistenza di una base genetica dell’omosessualità, fino alla data di questo episodio nel luglio (2017), pur essendo un’associazione che difende con forza ciò che considera diritti degli omosessuali.

Molti libri specializzati nello studio del comportamento sessuale descrivono le ricerche, in inglese, come non conclusive "inconclusive"; cioè non sono giunte a un risultato e non è stato identificato un gene legato all’omosessualità.

Tra i migliori libri in questo campo vi è quello del dottor Neil Whitehead, intitolato «Sono stati i miei geni a farmelo fare! Omosessualità e prove scientifiche». Il libro confuta il legame tra omosessualità ed ereditarietà sul piano teorico, dei principi e della logica. Esamina inoltre gli studi condotti su gemelli identici in questo ambito: molti hanno mostrato l’assenza di una relazione ereditaria con l’omosessualità. L’autore illustra anche i gravi errori scientifici degli studi sui gemelli che sostengono l’esistenza di tale relazione. Ne citeremo alcuni nei commenti. Il libro è una lettura scientificamente appassionante per chi possiede le basi della ricerca scientifica.

Critica della spiegazione darwiniana dell’omosessualità

Osservate qui, fratelli, un’importante questione di principio. Gli atei dicono che siamo giunti qui tramite mutazioni e selezione naturale di caratteri favorevoli alla sopravvivenza, con l’estinzione di chi porta caratteri che non la favoriscono. L’omosessualità favorisce la sopravvivenza? Certamente no: due maschi insieme o due femmine insieme non generano figli e quindi non trasmettono i caratteri ereditari alle generazioni successive. Ci si aspetterebbe dunque che la selezione naturale l’eliminasse; eppure essa esiste. Osservate come la spiegazione materialista darwiniana si contraddica dall’inizio alla fine!

Torniamo alle posizioni dell’American Psychological Association e ai libri specialistici. Non seguiamo il comportamento antiscientifico di chi presenta uno studio che coincide con i suoi desideri e ignora gli altri; qui citiamo le conclusioni delle grandi organizzazioni sanitarie e dei testi specialistici, che offrono una sintesi di numerosi studi.

Nonostante ciò, qualcuno dirà che esistono studi i quali indicano una relazione fra omosessualità ed ereditarietà, e chiederà: se un giorno le principali fonti cambiassero posizione, riconoscereste l’esistenza di questa relazione?

Terzo: l’affidabilità delle ricerche occidentali nelle questioni morali

Questo ci porta al terzo e più importante asse dell’episodio: le ricerche scientifiche i cui risultati sono messi al servizio dei valori liberali occidentali sono veramente neutrali, oppure sono uno strumento politicizzato?

1. L’ambiente nel quale si svolgono le ricerche

Il primo elemento è l’ambiente di queste ricerche. La civiltà occidentale ha principi che considera sacri, di cui si fa paladina, criminalizzando e combattendo chi le tocca; la lobby influente che sostiene gli omosessuali è riuscita a includere tra questi principi ciò che chiama «diritti degli omosessuali». Come chi si oppone all’egemonia occidentale è descritto come terrorista e chi si oppone agli ebrei come antisemita, l’opposizione all’omosessualità è definita omofobia "Homophobia": l’omosessualità sarebbe un fenomeno naturale e un diritto umano, e chi vi si oppone sarebbe malato di fobia. Ma questo malato, secondo loro, non è scusato: è criminalizzato.

Come esistono gli slogan «lotta al terrorismo» e «lotta all’antisemitismo», così la civiltà occidentale innalza lo slogan della «lotta contro l’omofobia», adottato dalle Nazioni Unite, che ha lanciato campagne, emanato accordi firmati da molti Stati e nominato uno speciale osservatore per proteggere gli omosessuali.

In un’atmosfera simile di combattimento e sorveglianza, è concepibile che la scienza sperimentale produca risultati davvero neutrali sull’omosessualità?

La storia del professor Spitzer

Tra gli scandali scientifici che rispondono a questa domanda vi è la storia del professor Spitzer, Robert Spitzer, descritto come «il padre della psichiatria moderna». Pubblicò uno studio su un trattamento non farmacologico che avrebbe aiutato gli omosessuali a liberarsi della loro omosessualità e lo chiamò trattamento riparativo "Reparative"; ossia correggerebbe l’orientamento sessuale dell’individuo. Nello studio dichiarò il successo del trattamento nel correggere l’orientamento di (200) uomini e donne omosessuali.

Le organizzazioni sanitarie insorsero e attaccarono il suo studio, benché Spitzer sostenesse ciò che riteneva diritti degli omosessuali e avesse contribuito a togliere l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali americane. Ciò non lo salvò davanti alla comunità scientifica. Spitzer si scusò nel (2012) per il suo studio e i media pubblicarono la notizia con il titolo: «Un gigante della psichiatria si scusa per aver sostenuto il trattamento degli omosessuali». Alla fine della sua lettera di scuse disse, con umiliazione e sottomissione: «Credo di dovere delle scuse alla comunità omosessuale».

Si può immaginare la pressione subita da Spitzer sapendo che le due maggiori organizzazioni sanitarie mondiali attaccarono il suo trattamento: l’Organizzazione Mondiale della Sanità "W.H.O" e l’Organizzazione Panamericana della Sanità "P.A.H.O". Esse emisero il (17/5/2012) un rapporto intitolato: «I trattamenti che cambiano l’orientamento sessuale non hanno giustificazione medica e minacciano la salute».

Come potrebbe minacciare la salute questo trattamento non farmacologico, fondato sul dialogo con l’uomo o la donna omosessuale? Il rapporto affermava che le terapie che reprimono gli orientamenti sessuali degli omosessuali causerebbero senso di colpa, vergogna, depressione, ansia e perfino suicidio.

Il rapporto concludeva con raccomandazioni per combattere l’omofobia. Vi chiedo, fratello che segui, di ascoltarle e di dirmi: che cosa vi ricordano? Le cinque raccomandazioni dicono:

  • che le cliniche e i trattamenti volti a correggere le inclinazioni degli omosessuali devono essere condannati e chiamati a risponderne nelle opportune sedi legali;
  • che le istituzioni che formano operatori sanitari devono concentrarsi sull’insegnamento dell’accettazione degli omosessuali e combattere il rifiuto, l’odio o il trattamento di essi come malati;
  • che deve essere vietato ogni intervento volto a cambiare l’orientamento sessuale di qualunque persona;
  • che l’omofobia, in inglese, «deve essere smascherata»: i media devono esporre ogni sua forma e ogni suo autore come un problema che minaccia salute pubblica, dignità e diritti umani;
  • che le organizzazioni della società civile devono sviluppare meccanismi adeguati per accrescere la vigilanza sociale verso ogni violazione dei diritti degli omosessuali e segnalarla alle autorità.

A che cosa ricordano queste raccomandazioni? Sono perfettamente simili alle raccomandazioni per combattere il terrorismo, non è vero? Un’altra dottrina "Dogma" imposta alla comunità scientifica; ricorda il film «Expelled», Gli espulsi, che racconta come si agisca in modo escludente contro ogni scienziato che rifiuta l’evoluzione darwiniana, con un terrorismo che richiama l’Inquisizione e il dispotismo scientifico della Chiesa nel Medioevo. Dopo ciò, è assai curioso immaginare che la ricerca sull’omosessualità si svolga in un ambiente libero e neutrale.

2. L’affidabilità dei ricercatori

Il secondo aspetto per discutere l’affidabilità delle ricerche occidentali sull’omosessualità è questo: i ricercatori sono affidabili, oppure vi sono indizi della menzogna e della parzialità di alcuni di loro? Citeremo alcune prove per rispondere.

La ricerca di Dean Hamer

La prima è la ricerca che atei e omosessuali continuano a celebrare: quella di Dean Hamer, il quale affermò nel (1993) che vi sarebbe un possibile legame fra il marcatore genetico (XQ28) e l’omosessualità, pubblicando i risultati nella nota rivista Science.

Ricordiamo anzitutto, fratelli, che questo Dean Hamer è lo stesso che affermò l’esistenza del gene di Dio e scrisse un libro al riguardo senza prova né studio pubblicato; i genetisti non gli diedero ragione, come abbiamo spiegato nell’episodio precedente.

Vediamo quest’altra pretesa di Hamer. Una regola scientifica richiede che i risultati di una ricerca, per diventare affidabili, siano riproducibili (Reproducible): se altri ricercatori ripetono lo stesso esperimento devono ottenere gli stessi risultati, altrimenti ogni ricercatore potrebbe affermare ciò che desidera e diventare un grande scopritore sulla base di pretese false.

Molti ricercatori ripeterono l’esperimento di Hamer e del suo gruppo su un numero maggiore di omosessuali, ma nessuno ottenne risultati simili, il che li indusse a insinuare che Hamer e il suo presunto gene fossero una falsità. Fra essi vi è lo studio del dottor George Rice e del suo gruppo, pubblicato anch’esso su Science: «Non è chiaro perché i nostri risultati differiscano completamente da quelli dello studio originale di Hamer; poiché il nostro studio era più grande di quello di Hamer, avevamo sicuramente capacità sufficiente per rilevare un effetto genetico della grandezza annunciata in quello studio. Tuttavia i nostri dati non sostengono l’esistenza di alcun gene con grande effetto sull’orientamento sessuale, nel marcatore genetico "Xq28"». In sostanza, una smentita di Hamer e della sua pretesa del gene di Dio, anch’essa smentita.

Sono trascorsi circa (25) anni e i ricercatori hanno tentato di ripetere i risultati di Hamer senza riuscirci. Inoltre, il punto fondamentale, citato nell’episodio precedente, è che la genetica moderna smentisce l’affermazione di un gene specifico per un tratto comportamentale specifico. Uno studio del (2008) nella nota rivista Nature mostra che persino i tratti fisici semplici, dopo la decodifica genetica, sono troppo complessi per essere legati a un gene o perfino a un gruppo determinato di geni; a maggior ragione i tratti comportamentali. Il gene di Hamer è quindi teoricamente assurdo, come mostra Nature, e praticamente smentito, come mostra Science. Sono le due riviste di scienze naturali più celebri. È inoltre smentito che da un quarto di secolo di tentativi falliti di ripetere i risultati.

Studi sull’educazione dei figli da parte di omosessuali

Un’altra prova relativa all’affidabilità dei ricercatori si trova nell’esame della natura di chi studia il cosiddetto "Gay parenting", cioè «educazione dei figli da parte di omosessuali». In un numero crescente di Stati americani è diventato legalmente permesso a due uomini sposati o a due donne sposate adottare e crescere un bambino, che li vede nella loro relazione ogni giorno. Nel discutere se consentire o vietare queste adozioni, vengono invocati anche studi scientifici sui loro effetti sui bambini.

Lo scrittore David Benkof esaminò decine di studi su questo argomento e pubblicò risultati sostenuti da fatti specifici in un articolo intitolato «Tutti gli studi sull’educazione dei figli da parte di omosessuali sono errati». Benkof affermò che almeno il (60%) dei ricercatori che producono risultati favorevoli a tale educazione sono essi stessi omosessuali, e che non conosceva il dato per il (25%) restante, una parte del quale potrebbe esserlo anch’essa. Elenca nomi e fatti e scrive: «Basta come prova della loro mancanza di neutralità il fatto che non dichiarino questa realtà nella sezione «Conflitti di interesse» (Conflict of interest), la parte degli articoli scientifici nella quale il ricercatore indica i fattori che possono indebolire l’imparzialità della sua ricerca».

Naturalmente un dottore non potrebbe pubblicare uno studio che mettesse in dubbio la correttezza delle ricerche di questi omosessuali perché essi sarebbero parziali verso la loro omosessualità; verrebbe allora descritto come omofobo e incluso nelle campagne contro l’omofobia. Non stupisce quindi che molte ricerche concludano che l’adozione di bambini da parte di omosessuali non abbia alcun effetto negativo sui bambini. Anzi, uno studio della dottoressa omosessuale Gartrell, sposata con una donna, conclude che i bambini cresciuti da omosessuali diventano socialmente migliori di quelli cresciuti da padre e madre… Ricerche «scientifiche» pubblicate su riviste «scientifiche» e accolte da «scienziati» in ambienti «scientifici».

Che cosa ci si aspetterebbe da questi «ambienti» se producessero ricerche, per esempio, sulla poligamia? I loro risultati sarebbero neutrali e affidabili, specialmente sapendo che là la poligamia è criminalizzata dalla legge? Alcune ricerche, come quella pubblicata in una rivista collegata alla nota Università di Cambridge, mostrano anche che i bambini cresciuti presso omosessuali acquisiscono in ampia misura lo stesso comportamento.

Come possono omosessuali avere figli? O la persona è attratta da entrambi i sessi e genera tramite matrimonio o fornicazione oltre al comportamento omosessuale, oppure il bambino nasce da una relazione illecita fra uomo e donna, viene abbandonato e poi adottato da due uomini o da due donne… La civiltà liberale!

Ripetiamo: vi sono ricerche che mostrano che i bambini cresciuti presso omosessuali acquisiscono anch’essi quel comportamento in larga misura. I ricercatori omosessuali non lo considerano affatto un problema. Gli atei considerano che dire a un figlio che Dio ha creato il mondo sia un brutale sfruttamento dell’innocenza infantile, come dice Dawkins in «L’illusione di Dio»; mentre l’ateismo non vede problema nell’educare i bambini all’omosessualità e non lo considera un brutale sfruttamento dell’infanzia.

Possiamo allora chiederci se la cultura occidentale conduca veramente alla libertà personale. Immaginate un bambino nato da fornicazione, abbandonato, adottato da due uomini omosessuali che vivono davanti a lui la loro relazione; cresce così, avverte questa inclinazione come contraria alla propria natura umana — prova disgusto per sé stesso, come si dice — e desidera correggerla per vivere una sana condizione psicologica. Ma le organizzazioni sanitarie gli dicono: «deve essere vietato ogni intervento volto a cambiare l’orientamento sessuale di qualunque persona», come nel rapporto del (2012) citato; cioè sarebbe vietato offrirgli un trattamento e dovrebbe restare com’è. È questa libertà o costrizione alla corruzione?

Il professor John Michael Bailey

Un’altra prova sull’affidabilità dei ricercatori è sapere che il professor John Michael Bailey riceve fondi del governo americano per ricerche nelle quali misura l’eccitazione di uomini e donne omosessuali esponendoli a film pornografici omosessuali con metodi che si prova vergogna a menzionare. I suoi studi furono perfino contestati dal Washington Times come eccessivamente sensuali e come spreco del denaro dei contribuenti americani.

Nell’Islam il sapere e gli hadith si ricevono dalla persona giusta e affidabile; in questa presunta scienza occidentale non vi sono né controllo né condizione riguardo alla moralità e all’affidabilità di chi la trasmette. Non vi è ostacolo a che sia la persona più bassa moralmente, né a che sia un ateo che non riconosce una regola assoluta per l’etica; così frode e falsificazione divengono per lui cose relative, che non si potrebbero definire in modo assoluto sbagliate.

3. Il finanziamento delle ricerche e il suo effetto sui risultati

La storia di Bailey ci conduce al terzo elemento dell’esame dell’affidabilità delle ricerche occidentali sull’omosessualità: il finanziamento di tali ricerche e il suo effetto sui risultati.

Nell’articolo di Benkof appena menzionato, che esaminava decine di studi, l’autore cita prove che alcune ricerche favorevoli all’educazione dei figli da parte di omosessuali sono finanziate da noti individui omosessuali, come David Bonnett, e da istituzioni che li sostengono, come Rainbow Endowment.

È noto nella comunità scientifica che gli studi spesso si orientano ai risultati desiderati dai finanziatori: è il cosiddetto distorsione dovuta al finanziamento "sponsorship bias". Immaginate cioè un omosessuale che dia denaro a un ricercatore e gli dica: «Fai uno studio per verificare se ciò che faccio è buono o cattivo e prendi il tuo salario da questo denaro»; immaginate poi l’integrità scientifica.

L’articolo ricorda anche che fino al (25/3/2014) esistevano (150) studi sull’adozione di bambini da parte di omosessuali. Ogni studio costa naturalmente centinaia di migliaia o milioni di dollari, e molti ricevono fondi federali americani oltre ai fondi degli omosessuali. Possiamo domandarci se il governo o le istituzioni americane finanzino ricerche sull’effetto dell’educazione delle ragazze a pudore e modestia sulla loro salute psicologica.

Immaginate poi un ricercatore che avanzasse l’ipotesi che gli ebrei possiedano geni che spingono all’astuzia e al crimine e volesse verificarla con una ricerca: riceverebbe sostegno finanziario oppure sarebbe accusato di antisemitismo e criminalizzato?

4. La distorsione nella pubblicazione

Un’altra questione connessa al finanziamento riguarda la pubblicazione dei risultati degli studi: qui sorge anche il problema del distorsione nella pubblicazione, chiamato "Publication Bias". Se un ricercatore omosessuale ottenesse risultati contrari a ciò che desidera lui e all’istituzione che lo finanzia e promuove l’omosessualità, li pubblicherebbe oppure li nasconderebbe?

Allo stesso modo, se un ricercatore davvero neutrale ottenesse risultati contrari all’omosessualità, nessuno gli garantirebbe l’accettazione dello studio nelle riviste scientifiche. Le riviste potrebbero rifiutarlo, poiché la lobby degli omosessuali e dei loro sostenitori lancia campagne contro ogni ricerca che produca risultati diversi da quelli desiderati. Per le riviste sarebbe più facile sottrarsi all’accusa di «omofobia» e non ripetere la tragedia di Robert Spitzer, costretto a scusarsi alla fine.

Quarto: il trattamento mediatico dei risultati delle ricerche

L’ultimo asse della lezione è questo: come trattano i media i risultati di queste ricerche? I media americani noti e chi diffonde agende simili nel mondo islamico raccolgono gli studi graditi agli omosessuali, malgrado la falsità e le manipolazioni di cui abbiamo mostrato qualcosa, e aggiungono manipolazione anche nei titoli. Un esempio è la diffusione di ciò che Hamer affermò su un gene legato all’omosessualità: un articolo scientifico osservò, con cautela, che i risultati dello studio di Hamer non furono mai ripetuti; eppure i media lo trattarono come una verità indiscussa. Perfino mezzi mondiali come The Telegraph non si vergognano, dopo (22) anni dalla confutazione pratica dello studio di Hamer, di descrivere gli oppositori dell’omosessualità come persone che trascurano la scienza, invocando tra «questa scienza» lo studio di Hamer.

Non soltanto i media: anche la «comunità scientifica» ha seguito un comportamento antiscientifico, aggiungendo il gene dell’omosessualità smentito teoricamente e praticamente alla banca dati medica del secolo (21).

Conclusione

Alla fine possiamo chiederci, dopo tutto ciò, se quello di cui gli atei si vantano sia scienza oppure pseudoscienza "Pseudoscience". Principi liberali considerati sacri che spingono verso determinati risultati, finanziamenti parziali, cura di soddisfare i finanziatori con risultati graditi, ricercatori omosessuali la cui credibilità è contestata, errori nella progettazione degli studi, distorsione nella pubblicazione, intimidazione contro chi prende una posizione contraria, campagne contro l’omofobia e poi media che prendono dagli studi ciò che desiderano per sostenere che il preteso rapporto fra geni e inclinazione omosessuale costringa chi la possiede al comportamento. Poi i pappagalli dell’ateismo dicono: «Io credo nella scienza».

«Tenebre su tenebre. Se stende la mano, quasi non la vede. Colui cui Allah non dà la luce, non ha alcuna luce» [Corano, An-Nūr 24:40]

Prima di concludere, fratelli, ogni cuore vivo sentirà l’oscurità ascoltando questi esempi di capovolgimento della natura. Desideriamo perciò illuminare i nostri cuori con l’appello della rivelazione, recitando versetti della sura al-Shuʿarāʾ che raccontano la condizione del profeta di Dio Lot, su di lui la pace, nel cui popolo apparve per la prima volta questa grave turpitudine. Egli li chiamò dicendo: «Vi accostate ai maschi tra le creature e trascurate le spose che il vostro Signore ha creato per voi? Siete un popolo di trasgressori» [Corano, Ash-Shuʿarā’ 26:165-166]

Lot, su di lui la pace, non ebbe bisogno di dimostrare a lungo la corruzione del loro atto: era un atto dalla bruttezza evidente, il cui solo nome dispensava da una lunga spiegazione. La parte principale del suo appello al popolo non riguardava questioni dottrinali; si occupò prima di correggere la loro umanità. Ma… «Dissero: “Se non smetti, o Lot, sarai certamente tra gli espulsi”. Disse: “Detesto quello che fate. Signore, salva me e la mia famiglia da quello che fanno”. Salvammo lui e tutta la sua famiglia, eccetto una vecchia che fu tra coloro che rimasero indietro. Poi distruggemmo gli altri. Facemmo piovere su di loro una pioggia: quanto fu terribile la pioggia su coloro che erano stati avvertiti! In ciò vi è certamente un segno, ma la maggior parte di loro non crede. In verità il tuo Signore è l’Eccelso, il Misericordioso» [Corano, Ash-Shuʿarā’ 26:167-175]

Durante l’episodio avrei voluto chiedere: l’ateismo e il darwinismo accettano di giustificare crimini come omicidio o stupro con la presenza di geni che spingerebbero a tale comportamento, come giustificano gli omosessuali? Non ho posto queste domande perché la loro risposta moderna sarebbe: sì, lo accettiamo. Se non avessimo già prolungato l’episodio, avrei citato la storia del gene guerriero, che alcuni criminali hanno potuto aggiungere al proprio fascicolo difensivo per ottenere una riduzione della pena, come accadde a Bradley Waldroup; e il libro dei dottori Thornhill (Thornhill) e Palmer (Palmer), che giustificano lo stupro come comportamento genetico naturale.

«Colui cui Allah non dà la luce, non ha alcuna luce» [Corano, An-Nūr 24:40]

Questo è stato un modello della trasformazione della scienza in uno strumento al servizio dei valori dominanti e un modello del degrado raggiunto dai materialisti quando hanno negato la natura innata e hanno spiegato il comportamento umano in modo puramente materiale. La pace sia su di voi e la misericordia di Dio. [Effetti sonori].


Fonte: Sito ufficiale del dottor Eyad Qunaibi.