La scienza testimonia

La testimonianza dei diversi rami della scienza

Paleontologia e cosmologia: fossili, Big Bang e origine dell’universo sono al centro di questa riflessione sulle prove dell’esistenza di Dio.

La testimonianza dei diversi rami della scienza

Paleontologia

«Paleontologia» è un termine coniato nel 1834 da H. de Blainville per indicare la scienza che studia gli esseri vissuti sulla superficie terrestre prima dell’epoca attuale. Li conosciamo grazie ai fossili, ossia i loro resti o le loro tracce conservati nelle formazioni geologiche di epoche anteriori alla nostra.
È certamente ironico constatare che la paleontologia, che alla fine del XIX secolo costituiva uno dei fondamenti della teoria materialista sostenitrice dell’evoluzione delle specie, si presenti oggi come una scienza che ne confuta interamente le affermazioni. Per decenni, ad esempio, i paleontologi evoluzionisti hanno fatto ogni sforzo per trovare creature di transizione fra due specie, che fornissero prove dell’evoluzione. Il risultato: non è stata trovata alcuna forma intermedia, ma soltanto specie viventi estinte o tuttora esistenti.
Come tutti gli altri rami della scienza, le scoperte e le ricerche paleontologiche forniscono prove inconfutabili che gli esseri viventi non siano comparsi per un caso cieco o attraverso un’evoluzione immaginaria, bensì grazie a una creazione e a una progettazione dovute a Dio, il Creatore. Ecco che cosa ci insegna la documentazione fossile:
- Le creature compaiono all’improvviso nella documentazione fossile, demolendo la teoria di una possibile «evoluzione».
- Non è stato trovato alcun fossile intermedio che giustifichi l’evoluzione; al contrario, la documentazione fossile registra la comparsa improvvisa di specie estremamente complesse.
Il paleontologo evoluzionista Mark Czarnecki commenta così l’insuccesso degli evoluzionisti nella ricerca dei fossili delle forme di transizione:
«Un problema fondamentale per dimostrare la teoria riguarda la documentazione fossile: le impronte delle specie estinte conservate nelle formazioni geologiche della Terra. Questa documentazione non ha mai rivelato tracce delle ipotetiche varianti intermedie di Darwin. Al contrario, le specie compaiono e scompaiono improvvisamente, e questa anomalia ha alimentato l’argomento creazionista secondo cui ogni specie è stata creata da Dio». Mark Czarnecki, The Revival of the Creationist Crusade, MacLean’s, 19 gennaio 1981, p. 56.

Dopo centocinquant’anni di scavi archeologici non è stato trovato alcun fossile di forma intermedia: secondo la previsione di Darwin, la sua teoria risulterebbe falsa.

Questi fatti hanno profondamente turbato la comunità materialista, che si aspettava di trovare nella documentazione fossile un sostegno ai propri inganni. Il turbamento si è infine trasformato in disperazione. Il dottor Colin Patterson, paleontologo del Museo britannico di storia naturale e autore del libro Evolution, ha espresso le seguenti considerazioni in un discorso tenuto in occasione dell’inaugurazione del Museo di storia naturale di New York:
«La domanda è: potete insegnarmi qualcosa sull’evoluzione, anche una sola cosa che sia vera? Ho posto questa domanda al personale di geologia del Field Museum of Natural History e l’unica risposta che ho ottenuto è stata il silenzio… Poi mi sono svegliato e ho capito che per tutta la vita ero stato ingannato, prendendo l’evoluzione per una verità… Una delle ragioni per cui ho cominciato ad adottare questo punto di vista antievoluzionista, o piuttosto non evoluzionista, è che l’anno scorso mi sono improvvisamente reso conto che, per oltre vent’anni, avevo pensato di lavorare in qualche modo sull’evoluzione. Una mattina mi sono svegliato: durante la notte era successo qualcosa. Sono rimasto colpito dal fatto di aver lavorato su questa cosa per vent’anni senza conoscerne neppure un solo aspetto. È davvero sconvolgente scoprire che una persona possa essere tratta in inganno così a lungo». Colin Patterson, Evolution and Creationism, discorso all’American Museum of Natural History, New York, 5 novembre 1981.

Cosmologia

La cosmologia è una delle più antiche discipline intellettuali dell’umanità. Pur dedicandosi allo studio dell’universo, del cosmo che comprende tutto ciò che ci è accessibile in natura, possiede una caratteristica che la distingue dalle altre scienze naturali: non si interessa ai singoli oggetti — pianeti, stelle, galassie… —, ma al quadro in cui essi evolvono e alle leggi comuni a cui obbediscono.
Di fronte al trionfo della teoria del Big Bang, la tesi dell’«universo infinito», dogma del pensiero materialista, fu ben presto relegata fra i relitti della storia dal «consenso cosmologico contemporaneo». Per i materialisti, però, questa affermazione sollevava altre domande: che cosa c’era prima del Big Bang? Quale forza aveva provocato l’esplosione che aveva infine prodotto un universo prima inesistente? Materialisti come Arthur Eddington riconobbero che le risposte a simili domande potevano soltanto mettere in luce l’esistenza di un Creatore supremo.

Antony Flew

Era evidente quanto ciò risultasse loro sgradito. Il filosofo ateo Antony Flew commentò così:
«È risaputo che confessarsi fa bene all’anima. Comincerò dunque confessando che io, da ateo, sono messo in imbarazzo dal consenso cosmologico contemporaneo. Sembra infatti che i cosmologi abbiano dimostrato ciò che san Tommaso cercava di far ammettere sul piano filosofico: che l’universo ha un inizio. Finché si riteneva che l’universo non avesse né fine né principio, era abbastanza semplice considerare la sua nuda esistenza, insieme a tutte le sue caratteristiche, per quanto fondamentali, come un dato ultimo. Benché continui a ritenere corretto questo punto di vista, mi risulta difficile contrapporlo all’ipotesi del Big Bang». Henry Margenau, Roy Abraham Vargesse, Cosmos, Bios, Theos, La Salle, Illinois: Open Court Publishing, 1992, p. 241.