Il mito dell'evoluzione

L’uomo e la scimmia

Australopitechi, Homo erectus e Neanderthal: un esame dei fossili, della postura e degli argomenti usati per ricostruire l’evoluzione umana.

L’uomo e la scimmia

Il mito dell’evoluzione umana

L’inganno più evidente del darwinismo è l’affermazione secondo cui l’uomo si sarebbe evoluto da creature simili alle scimmie. È stata imposta alla società attraverso migliaia di disegni e modelli immaginari. Il fatto è che non esistono prove dell’«uomo-scimmia». L’australopiteco, descritto come il più antico antenato dell’uomo, era in realtà una specie estinta di scimmia, non molto diversa dagli scimpanzé attuali. Classificazioni come Homo erectus, collocato dopo l’australopiteco nella linea evolutiva, l’uomo di Neanderthal e l’Homo sapiens arcaico erano tutte razze umane.

La leggenda dell’evoluzione dell’uomo

Come le altre affermazioni degli evoluzionisti sull’origine delle forme di vita, anche quella sull’origine dell’uomo non ha alcuna base scientifica. Le scoperte mostrano che l’«evoluzione dell’uomo» è semplicemente una leggenda.

LA DIVERSITÀ DELLE SCIMMIE

Nel corso della storia sono vissute oltre seimila specie di scimmie, la maggior parte delle quali si è estinta. I loro fossili costituiscono una ricca risorsa per gli evoluzionisti, che hanno scritto lo scenario dell’evoluzione umana disponendo in ordine crescente alcuni crani adatti al proprio scopo e inserendovi crani di razze umane estinte.
Nel suo libro L’origine dell’uomo, pubblicato nel 1871, Darwin sostiene che esseri umani e scimmie discendano da un antenato comune. Da allora i suoi seguaci hanno cercato a ogni costo di sostenere questa affermazione. Nonostante tutte le ricerche, però, la tesi dell’evoluzione umana non è stata sostenuta da alcuna scoperta scientifica concreta, soprattutto in campo fossile. La maggior parte delle persone ignora questo fatto e pensa che essa sia sorretta da una grande quantità di prove solide. Questa convinzione errata nasce dal fatto che i media ne parlano spesso, presentandola come una verità dimostrata. I veri specialisti sanno invece che la tesi non ha alcun fondamento scientifico. David Pilbeam, paleontologo dell’Università di Harvard, dichiara:

Ernst Mayr, uno dei sostenitori del neodarwinismo, ammette che lo scenario dell’«evoluzione dell’uomo» non è stato sostenuto da alcuna prova nella documentazione fossile.


Se portaste qui un bravo scienziato di un’altra disciplina e gli mostraste le prove inconsistenti che abbiamo, direbbe certamente: «Lasciate perdere, non basta per continuare».(Richard E. Leakey, The Making of Mankind, Michael Joseph Limited, Londra, 1981, p. 43)
 
William Fix, autore di un importante libro di paleoantropologia, commenta:Oggi molti scienziati e divulgatori hanno l’audacia di dirci che non vi sono «dubbi» sull’origine dell’uomo. Se soltanto ne avessero le prove!(William R. Fix, The Bone Peddlers, Macmillan Publishing Company, New York, 1984, pp. 150-153)La teoria dell’evoluzione, che «manca di prove», fa cominciare l’albero genealogico umano da una specie di scimmia chiamata australopiteco. Secondo questa tesi, nel tempo esso cominciò a camminare eretto, il suo cervello si evolse e attraversò diverse fasi fino all’uomo attuale, Homo sapiens. La documentazione fossile non sostiene però questo scenario. Nonostante si affermi l’esistenza di ogni sorta di forma intermedia, fra i resti fossili umani e quelli delle scimmie vi è una barriera insuperabile. Si è inoltre scoperto che le specie descritte come antenate le une delle altre erano in realtà contemporanee. Ernst Mayr, uno dei più importanti sostenitori della teoria dell’evoluzione del XX secolo, riconosce questa verità: «La catena che precede la comparsa dell’Homo sapiens è, di fatto, mancante».(Scientific American, dicembre 1992)

LA DOCUMENTAZIONE FOSSILE SMENTISCE L’EVOLUZIONE
Lo scenario dell’«evoluzione umana» non ha alcuna base nella documentazione fossile, come gli altri scenari evoluzionisti sulle specie viventi. Contrariamente alla propaganda dei media, non esistono prove fossili che mostrino un antenato comune a uomini e scimmie.

L’australopiteco


Le creature che gli evoluzionisti chiamano australopitechi non sono in realtà altro che una specie estinta di scimmia.Australopiteco significa «scimmia del sud».

Un cranio fossile di Australopithecus boisei, identificato come OH-5.

Tutte le specie di australopitechi, appartenenti a diverse categorie, sono scimmie estinte simili a quelle attuali. La loro capacità cranica è uguale o inferiore a quella degli scimpanzé moderni. Presentano sporgenze nelle mani e nei piedi usate per arrampicarsi sugli alberi, come gli scimpanzé attuali, e piedi con capacità prensili simili a quelli delle scimmie. Caratteristiche come gli occhi ravvicinati, i molari appuntiti, la struttura mandibolare, le braccia lunghe e le gambe corte dimostrano che non differivano dalle scimmie attuali. Gli evoluzionisti affermano che, pur possedendo l’anatomia di una scimmia, gli australopitechi camminassero eretti come gli esseri umani.

 

DISEGNI IMMAGINARI

Disegni immaginari come questi, che raffigurano l’australopiteco mentre cammina, sono stati smentiti dalle più recenti scoperte scientifiche.

ADDIO LUCY! Le scoperte scientifiche contraddissero le tesi evoluzioniste su «Lucy», il più celebre esemplare di australopiteco. Nel numero di febbraio 1999, la nota rivista scientifica francese Science & Vie lo ammise con il titolo «Addio Lucy», dichiarando che l’australopiteco non potesse essere considerato l’antenato dell’uomo. Ricerche approfondite su diversi esemplari, condotte da due anatomisti di fama mondiale, il britannico Lord Solly Zuckerman e l’americano Charles Oxnard, mostrarono che queste creature non erano bipedi e si muovevano come le scimmie attuali. Dopo quindici anni di studio delle ossa fossili, finanziati dal governo britannico, Zuckerman e la sua équipe di cinque specialisti conclusero, benché egli stesso fosse evoluzionista, che gli australopitechi fossero soltanto una comune specie di scimmia e non fossero affatto bipedi(Solly Zuckerman, Beyond the Ivory Tower, New York: Toplinger Publications, 1970, pp. 75-94). Analogamente, Oxnard, anch’egli evoluzionista, collegò la struttura scheletrica degli australopitechi a quella degli oranghi moderni.(Charles E. Oxnard, «The Place of Australopithecines in Human Evolution: Grounds for Doubt», Nature, vol. 258, p. 389)Le analisi dettagliate sui denti di un australopiteco, condotte nel 1994 dall’antropologa americana Holly Smith, indicarono che si trattava di una specie di scimmia.(Holly Smith, American Journal of Physical Anthropology, vol. 94, 1994, pp. 307-325)
Nello stesso anno gli anatomisti Fred Spoor, Bernard Wood e Frans Zonneveld giunsero alla medesima conclusione con un metodo del tutto diverso: il confronto fra i canali semicircolari dell’orecchio interno di uomini e scimmie, che contribuiscono all’equilibrio. In tutti gli esemplari di australopiteco analizzati, questi canali erano uguali a quelli delle scimmie moderne.(Fred Spoor, Bernard Wood, Frans Zonneveld, «Implication of Early Hominid Labryntine Morphology for Evolution of Human Bipedal Locomotion», Nature, vol. 369, 23 giugno 1994, pp. 645-648)Questa scoperta mostrò ancora una volta che gli australopitechi erano una specie simile alle scimmie moderne.


DART E IL SUO BAMBINO
Il primo fossile di australopiteco fu scoperto dal paleontologo evoluzionista Raymond Dart. Fu chiamato «il bambino di Taung». Dart suggerì che il fossile, appartenente a un individuo molto giovane, avesse caratteristiche «simili a quelle umane». Le scoperte successive mostrarono però che gli australopitechi avevano, in definitiva, un volto da scimmia.
A sinistra, il cranio di un australopiteco; a sinistra, quello di uno scimpanzé.

L’AUSTRALOPITECO E LO SCIMPANZÉ

Il cranio di Australopithecus afarensis e quello di uno scimpanzé moderno sono molto simili. Questa somiglianza conferma che le creature classificate come australopitechi sono una specie di scimmia che non ha nulla a che vedere con gli esseri umani.

Un cranio di tredicimila anni fa, rinvenuto a Kow Swamp, in Australia, che presenta caratteristiche dell’uomo moderno e dell’Homo erectus.

L’Homo erectus
Un cranio di tredicimila anni fa, rinvenuto a Kow Swamp, in Australia, che presenta caratteristiche dell’uomo moderno e dell’Homo erectus.Presentato dagli evoluzionisti come «uomo primitivo», l’Homo erectus è in realtà una razza umana estinta. Le differenze rispetto a noi sono soltanto razziali.Nello schema dell’evoluzione umana immaginato dagli evoluzionisti, i fossili classificati come Homo erectus vengono dopo gli australopitechi. [La classificazione «Homo habilis», proposta da alcuni evoluzionisti, è stata inclusa negli ultimi anni fra gli australopitechi.]

Il cranio di un tipico Homo erectus trovato a Koobi Fora, in Africa, nel 1975.


Come suggerisce erectus, «eretto», Homo erectus significa «uomo che cammina eretto». Gli evoluzionisti hanno dovuto distinguere questi uomini dai precedenti aggiungendo la caratteristica della «postura eretta», perché tutti i fossili disponibili di Homo erectus la presentano in un grado mai osservato negli australopitechi o nell’Homo habilis. Non vi è differenza fra lo scheletro dell’uomo moderno e quello dell’Homo erectus…

Un buon indizio di questa somiglianza è il fossile del «ragazzo del Turkana», classificato come Homo erectus. È stato confermato che apparteneva a un bambino di dodici anni che, nell’adolescenza, avrebbe raggiunto 1,83 metri di altezza. La struttura scheletrica eretta non differisce da quella di un uomo moderno. Il paleontologo americano Alan Walker dubitava che «un patologo medio saprebbe distinguere lo scheletro fossile da quello di un essere umano moderno».Boyce Rensberger, The Washington Post, 19 novembre 1984.

IL RAGAZZO DEL TURKANA

«Alto e moderno»: così Richard Leakey commentò questo fossile di 2,2 milioni di anni fa. Fra il fossile classificato come Homo erectus e lo scheletro umano che conosciamo non vi è praticamente alcuna differenza.

La prima ragione per cui gli evoluzionisti definiscono «primitivo» l’Homo erectus è la capacità cranica di 900-1100 cm³, inferiore alla media dell’uomo moderno, insieme alle ampie arcate sopracciliari sporgenti. Oggi, però, nel mondo vivono molte persone con la stessa capacità cranica, per esempio i Pigmei, e vi sono altre popolazioni con arcate sopracciliari prominenti, come gli aborigeni australiani.

I fossili di Homo erectus mostrano che questa classificazione corrisponde a una vera razza umana. È comunemente accettato che le differenze di capacità cranica non indichino necessariamente differenze di intelligenza o abilità. L’intelligenza dipende dall’organizzazione interna del cervello più che dal suo volume.(Marvin Lubenow, Bones of Contention, Grand Rapids: Baker, 1992, p. 83)
Anche l’evoluzionista Richard Leakey afferma che le differenze fra Homo erectus e uomo moderno sono soltanto variazioni razziali:Si vedrebbero anche differenze nella forma del cranio, nel grado di sporgenza del volto, nella robustezza della fronte e così via. Probabilmente non sono più marcate di quelle osservabili oggi fra popolazioni umane moderne geograficamente separate.(Richard Leakey, The Making of Mankind, Londra: Sphere Books, 1981, p. 62)In breve, gli esseri umani classificati dagli evoluzionisti come Homo erectus sono una razza umana estinta, con un’intelligenza non diversa dalla nostra. Esiste però un’enorme distanza fra questa razza umana e le scimmie che la precedono nello scenario dell’«evoluzione umana», gli australopitechi o l’Homo habilis. I primi uomini compaiono dunque nella documentazione fossile improvvisamente e senza una storia evolutiva. Non potrebbe esservi indicazione più chiara del fatto che siano stati creati.
L’HOMO ERECTUS, UN INGEGNERE NAVALE

Le notizie pubblicate su New Scientist il 14 marzo 1998 ci informano che gli uomini chiamati dagli evoluzionisti Homo erectus erano navigatori già oltre settecentomila anni fa. Questi uomini, dotati di conoscenze e competenze tecnologiche sufficienti a costruire un’imbarcazione e di una cultura che utilizzava il trasporto marittimo, possono difficilmente essere definiti primitivi.

GLI INDIGENI AUSTRALIANI

Gli aborigeni, popolazioni originarie dell’Australia tuttora viventi, presentano grandi somiglianze con l’Homo erectus nelle caratteristiche craniche.

Jean-Baptiste Lamarck: la scienza ha smentito la sua teoria.

Una razza umana estinta: il Neanderthal
Oggi è stato definitivamente accertato che l’uomo di Neanderthal, presentato dagli evoluzionisti come «l’antenato primitivo dell’uomo», è semplicemente una razza umana estinta.

FALSE RICOSTRUZIONI DEI VOLTI NEANDERTALIANI CREATE DAGLI EVOLUZIONISTI

Gli evoluzionisti hanno fatto grandi sforzi per presentare i Neanderthal come primitivi uomini delle caverne. Immagini inventate, come quella qui visibile, entrarono nei libri. Oggi, però, anche gli evoluzionisti ammettono che possedessero una cultura avanzata.

I Neanderthal sono esseri umani comparsi improvvisamente in Europa centomila anni fa. Trentacinquemila anni fa si estinsero oppure vennero assimilati mescolandosi con altre popolazioni. Le uniche differenze rispetto all’uomo moderno sono uno scheletro più robusto e una capacità cranica leggermente maggiore. Sono una razza umana, fatto oggi riconosciuto dalla maggior parte delle persone. Gli evoluzionisti hanno cercato in ogni modo di presentarli come una «specie primitiva», ma tutte le scoperte indicano che non erano più diversi di un uomo «robusto» che cammina oggi per strada. Un’importante autorità in materia, Erik Trinkaus, paleontologo dell’Università del Nuovo Messico, scrive:Confronti dettagliati fra i resti scheletrici dei Neanderthal e quelli degli uomini moderni hanno mostrato che nell’anatomia neandertaliana non vi è nulla che indichi in modo conclusivo capacità locomotorie, manuali, intellettuali o linguistiche inferiori alle nostre.(Erik Trinkaus, «Hard Times Among the Neanderthals», Nature History, vol. 87, dicembre 1978, p. 10; R. L. Holloway, «The Neanderthal Brain: What Was Primitive», American Journal of Physical Anthropology Supplement, vol. 12, 1991, p. 94)

Gioielli d’osso appartenuti ai Neanderthal.

Molti ricercatori contemporanei definiscono il Neanderthal una «sottospecie» dell’uomo moderno e lo chiamano Homo sapiens neanderthalensis. Le scoperte attestano che seppelliva i morti, costruiva strumenti musicali e aveva affinità culturali con l’Homo sapiens contemporaneo. Più precisamente, i Neanderthal sono una razza umana «robusta» che oggi è semplicemente estinta.

UN FLAUTO NEANDERTALIANO

Un flauto neandertaliano di quarantamila anni fa, ricavato da un osso. Gli studi sullo strumento hanno mostrato che i fori permettevano di produrre note corrette: era dunque abilmente progettato. In alto si vedono i calcoli del ricercatore Bob Fink sul flauto. Contrariamente alla propaganda evoluzionista, scoperte simili mostrano che i Neanderthal erano civilizzati, non primitivi.

 

L’AGO DA CUCITO DEI NEANDERTHAL

Un altro reperto fossile che ci dà un’idea della civiltà neandertaliana è l’ago da cucito visibile in alto. Datato a circa ventiseimila anni fa, mostra che i Neanderthal sapevano anche confezionarsi abiti.

LO SCHELETRO NEANDERTALIANO

Le stime basate sui frammenti ossei indicano che i Neanderthal erano fisicamente più forti dell’uomo moderno.

I NEANDERTHAL E GLI ESCHIMESI

Confronto fra l’uomo di Neanderthal e le popolazioni umane moderne. I Neanderthal sono all’estrema sinistra e nella seconda posizione da sinistra. Presentano una somiglianza maggiore con gli Eschimesi che vivono oggi nei climi freddi.

 

Il vicolo cieco del bipedismo

Gli esseri umani si muovono in modo completamente diverso dalle altre creature. Nessun animale può camminare eretto sui due piedi come noi. Gli evoluzionisti sostengono però che il nostro cammino bipede eretto si sia evoluto per fasi dall’andatura quadrupede e curva delle scimmie.

 

Questa affermazione è falsa. Anzitutto, la documentazione fossile mostra che nessuna forma di vita ha mai avuto un’andatura intermedia fra quella umana e quella delle scimmie. Esami dettagliati dimostrano che australopitechi e Homo habilis camminavano a quattro zampe, inclinati in avanti, mentre razze umane come Homo erectus e Neanderthal camminavano erette come noi. Il bipedismo eretto comparve dunque per la prima volta e all’improvviso negli esseri umani. Le ricerche anatomiche degli ultimi anni stabiliscono inoltre che l’evoluzione graduale dall’andatura della scimmia a quella umana sia impossibile. Crompton ha mostrato che una creatura può camminare eretta oppure a quattro zampe: un movimento intermedio sarebbe molto inefficiente. Ruth Henke, «Aufrecht aus den Baumen», Focus, vol. 39, 1996, p. 178. L’immensa distanza fra uomo e scimmia non riguarda soltanto il bipedismo. Restano inspiegate molte altre questioni, come la capacità del cervello e la facoltà di parlare. La paleontologa evoluzionista Elaine Morgan ammette:Quattro dei misteri più straordinari sugli esseri umani sono:

1. Perché camminano su due gambe?

2. Perché hanno perso la pelliccia?

3. Perché hanno sviluppato cervelli tanto grandi?

4. Perché hanno imparato a parlare?

Le risposte tradizionali sono:

1. Non lo sappiamo ancora.

2. Non lo sappiamo ancora.

3. Non lo sappiamo ancora.

4. Non lo sappiamo ancora.

L’elenco delle domande potrebbe allungarsi considerevolmente senza modificare la monotonia delle risposte.Elaine Morgan, The Scars of Evolution, New York: Oxford University Press, 1994, p. 5. In breve, l’«evoluzione dell’uomo» non è altro che una leggenda indimostrata. Dio ha creato l’uomo già dotato di tutte le capacità e caratteristiche che possiede.

 

L’intera struttura scheletrica delle scimmie è concepita per l’andatura quadrupede. Hanno braccia lunghe e uno scheletro curvo in avanti. Mani e piedi sono inoltre flessibili per permettere loro di arrampicarsi sugli alberi.

 

I RISULTATI DELLE ANALISI DELL’ORECCHIO INTERNO

Nell’orecchio interno umano e in quello di altre creature dalle strutture complesse vi è un organo chiamato coclea, che calcola la posizione del corpo rispetto al suolo. Funziona come il «giroscopio» che mantiene l’equilibrio di un aeroplano. Per capire se le creature descritte come antenati dell’uomo camminassero erette su due gambe, Spoor studiò questo organo, la coclea. Concluse che alcune forme di vita presentate come antenate dell’uomo avevano una postura curva come le scimmie moderne, mentre altre erano erette come gli uomini moderni. Il risultato confutò completamente la teoria secondo cui il bipedismo si sarebbe evoluto gradualmente dal quadrupedismo.

 

SIMULAZIONI AL COMPUTER

Gli evoluzionisti dichiarano che i presunti antenati dell’uomo avessero una postura «metà curva e metà eretta». Le simulazioni al computer di Robin Crompton dimostrano che una simile forma di movimento non è possibile. Per utilizzare al meglio l’energia, una creatura deve camminare completamente eretta oppure completamente curva. CREATURE IMMAGINARIE. Le creature «a metà curve» illustrate dagli evoluzionisti sono in realtà soltanto un’invenzione. Le scoperte scientifiche dimostrano che nella storia non sia mai esistita una creatura dall’andatura intermedia fra scimmia e uomo.

 

Il crollo dell’albero genealogico

Il cosiddetto «albero evolutivo» elaborato dal biologo evoluzionista Ernst Haeckel alla fine del XIX secolo.Lo scenario dell’«albero genealogico dell’uomo» è smentito dai reperti fossili. Oggi si ammette che le specie presentate come antenate le une delle altre fossero in realtà razze diverse vissute nello stesso periodo.

Lo scenario dell’«evoluzione umana» è una completa finzione. Perché un simile albero genealogico esistesse, avrebbe dovuto verificarsi un’evoluzione graduale dalla scimmia all’uomo e se ne sarebbe dovuta trovare la documentazione fossile. Esiste invece un’enorme distanza fra scimmie ed esseri umani. Struttura scheletrica, capacità cranica e altri criteri, come la postura eretta o fortemente curva in avanti, distinguono gli uomini dalle scimmie.
Un’altra scoperta importante, che dimostra l’impossibilità di un albero genealogico fra queste specie, è che quelle presentate come antenate le une delle altre vissero contemporaneamente. Se, come affermano gli evoluzionisti, gli australopitechi si fossero trasformati in Homo habilis e questi a loro volta in Homo erectus, le epoche in cui vissero avrebbero dovuto succedersi. Non esiste però un simile ordine cronologico. Il paleontologo evoluzionista Alan Walker conferma: «In Africa orientale vi sono prove di piccoli australopitechi superstiti, dapprima contemporanei dell’Homo habilis e poi dell’Homo erectus».(Alan Walker, Science, vol. 207, 1980, p. 1103)Louis Leakey trovò fossili di australopitechi, Homo habilis e Homo erectus quasi affiancati nella gola di Olduvai, nello strato Bed II.(A. J. Kelso, Physical Anthropology, 1ª ed., New York: J. B. Lipincott Co., 1970, p. 221; M. D. Leakey, Olduvai Gorge, vol. 3, Cambridge: Cambridge University Press, 1971, p. 272)

L’idea di un albero genealogico che procede dai primati alle scimmie e poi all’uomo esiste soltanto nei sogni degli evoluzionisti.

 

GOULD AMMETTE

Pur essendo egli stesso evoluzionista, il paleontologo dell’Università di Harvard Stephen Jay Gould ammette che lo scenario dell’«albero genealogico umano» è crollato.

 


Il paleontologo di Harvard Stephen Jay Gould spiega questo vicolo cieco dell’evoluzione, pur essendo egli stesso evoluzionista:Che cosa è accaduto alla nostra scala, se esistono tre linee di ominidi contemporanee — A. africanus, l’australopiteco robusto e Homo habilis — e nessuna deriva chiaramente da un’altra? Inoltre, nessuna delle tre mostra una tendenza evolutiva durante la propria permanenza sulla Terra.(S. J. Gould, Natural History, vol. 85, 1976, p. 30)
Passando da Homo erectus a Homo sapiens, vediamo ancora una volta che non vi è alcun albero genealogico di cui parlare. Esistono prove che Homo erectus e Homo sapiens arcaico continuarono a vivere fino a ventisettemila e persino diecimila anni prima della nostra era. A Kow Swamp, in Australia, furono trovati crani di Homo erectus di circa tredicimila anni fa. Sull’isola di Giava ne fu trovato uno di ventisettemila anni fa.(Time, 23 dicembre 1996)Queste scoperte indicano che le creature presentate dalla teoria dell’evoluzione come «antenati dell’uomo» sono piuttosto specie estinte prive di legami reciproci oppure razze umane scomparse.

L’ALBERO GENEALOGICO UMANO ESISTE SOLTANTO NELLE ILLUSTRAZIONI

Gli schemi dell’«albero genealogico dell’uomo», puro prodotto della potente e delirante immaginazione evoluzionista, sono in totale disaccordo con la testimonianza dei fossili.