Il mito dell'evoluzione

Le specie viventi confutano l’evoluzione

Pesci, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi: l’articolo esamina le loro differenze strutturali e le presenta come argomenti a favore della creazione.

Le specie viventi confutano l’evoluzione

I pesci e gli anfibi


Un fossile di duecentottanta milioni di anni fa appartenente a una specie estinta di rana. Queste scoperte mostrano che le rane sono comparse improvvisamente sulla Terra, senza alcun predecessore.

 

 

I pesci e gli anfibi sono comparsi sulla Terra improvvisamente, senza predecessori. Gli evoluzionisti non sanno spiegare l’origine di nessuna di queste classi di esseri viventi.Gli evoluzionisti sostengono che gli invertebrati marini comparsi negli strati cambriani si siano in qualche modo evoluti in pesci nel corso di decine di milioni di anni. Non esiste però alcun anello di transizione che indichi un’evoluzione fra questi invertebrati e i pesci. Il passaggio dagli invertebrati, privi di scheletro e dotati di tessuti duri all’esterno del corpo, ai pesci ossei, con le ossa all’interno, è una trasformazione enorme che avrebbe dovuto lasciare numerosi anelli intermedi. Per circa centoquarant’anni gli evoluzionisti hanno scavato negli strati fossili alla ricerca di queste forme ipotetiche. Hanno trovato milioni di fossili di invertebrati e di pesci, ma nessuno ne ha mai trovato uno a metà fra i due. Davanti a questo fatto, il paleontologo evoluzionista Gerald T. Todd pone queste domande:Tutte e tre le suddivisioni dei pesci ossei compaiono per la prima volta nella documentazione fossile all’incirca nello stesso momento… Come sono sorte? Che cosa ha permesso loro di differenziarsi tanto?… E perché non vi sono forme intermedie precedenti?Gerald T. Todd, «Evolution of the Lung and the Origin of Bony Fishes: A Casual Relationship», American Zoologist, vol. 26, n. 4, 1980, p. 757.

[caption id="attachment_2912" align="aligncenter" width="648"] IL MIRACOLO DELLA METAMORFOSI[/caption]

Le rane nascono nell’acqua e poi passano sulla terraferma attraverso un processo chiamato «metamorfosi». Alcuni lo considerano una prova dell’evoluzione, mentre in realtà le due cose non hanno nulla a che vedere fra loro. L’unico meccanismo di sviluppo proposto dall’evoluzione è la mutazione. La metamorfosi non avviene per effetti casuali come le mutazioni: deriva invece dal codice genetico delle rane. In altre parole, è già previsto che la rana, una volta nata, assuma un corpo che le consenta di vivere sulla terraferma.
Per giustificare il passaggio dall’acqua alla terra, gli evoluzionisti sostengono che i pesci, dotati di un codice genetico concepito soltanto per la vita acquatica, si siano trasformati in creature terrestri dopo alcune mutazioni casuali. La metamorfosi, però, smentisce in realtà l’evoluzione anziché sostenerla: il minimo errore nel processo provoca la morte della creatura o almeno una sua malformazione. È essenziale che avvenga perfettamente. Un processo tanto complesso, che non ammette errori, non può essere giunto a compimento attraverso mutazioni casuali, come sostengono gli evoluzionisti. La metamorfosi è in realtà un miracolo che rivela la perfezione della creazione. Lo scenario evoluzionista afferma inoltre che i pesci, evolutisi dagli invertebrati, si siano poi trasformati in anfibi capaci di vivere anche sulla terraferma: gli anfibi sono animali che possono vivere sia sulla terra sia nell’acqua, come le rane. Come potete immaginare, anche questo scenario è privo di prove. Non esiste un solo fossile che dimostri l’esistenza di una creatura metà pesce e metà anfibio. Questa verità viene confermata, seppure a malincuore, da una celebre autorità evoluzionista, Robert L. Carroll, autore di Vertebrate Paleontology and Evolution (Paleontologia dei vertebrati ed evoluzione):Non possediamo fossili intermedi fra i pesci ripidisti e i primi anfibi.(R. L. Carroll, Vertebrate Paleontology and Evolution, New York: W. H. Freeman and Co., 1988, p. 4)

In breve, sia i pesci sia gli anfibi sono comparsi improvvisamente nella loro forma attuale, senza predecessori. In altre parole, Dio li ha creati in una forma perfetta.

IL PROBLEMA DELLE SQUAME

Una delle principali contraddizioni dell’immaginario percorso evolutivo dai pesci ai rettili riguarda la struttura epidermica di questi organismi. Tutti i pesci hanno squame sulla pelle, mentre gli anfibi ne sono privi.
Anche i rettili, che si sarebbero evoluti dagli anfibi, possiedono squame. Supponendo una relazione evolutiva fra questi organismi, dobbiamo allora rispondere a una domanda: perché le squame presenti nei pesci sarebbero scomparse negli anfibi per poi ricomparire nei rettili? Gli evoluzionisti non sanno rispondere.

I rettili

La teoria dell’evoluzione è altrettanto incapace di spiegare l’origine dei rettili. I membri di questa particolare categoria sono comparsi come esseri distinti, senza subire alcun processo evolutivo. Le loro caratteristiche fisiologiche sono molto diverse da quelle dei presunti antenati, gli anfibi.Dinosauri, lucertole, tartarughe, coccodrilli e molte altre specie appartengono alla classe dei «rettili». Alcuni, come i dinosauri, si sono estinti; altri esistono ancora.

 

LA FINE DEI DINOSAURI

I dinosauri furono i più grandi animali terrestri mai vissuti. Con i loro corpi perfettamente progettati, abitarono la Terra per molto tempo. Secondo il consenso scientifico si estinsero a causa di una catastrofe provocata da un meteorite. Il fenomeno era stato pianificato da Dio affinché la Terra potesse accogliere i mammiferi e, in particolare, gli esseri umani, che vennero creati successivamente, secondo la documentazione geologica.

I rettili possiedono caratteristiche particolari: il corpo è ricoperto da placche chiamate «squame» e sono a sangue freddo, cioè non producono il proprio calore corporeo. Per questo hanno bisogno della luce solare diretta per riscaldarsi. Si riproducono deponendo uova. Gli evoluzionisti non sanno spiegare come siano comparsi. La loro tesi convenzionale è che si siano evoluti dagli anfibi, ma non esiste la minima prova che lo giustifichi. Al contrario, osservare anfibi e rettili rivela enormi differenze fisiologiche fra i due gruppi e mostra che una creatura metà rettile e metà anfibio non avrebbe alcuna possibilità di sopravvivere. Una simile creatura non esiste quindi nella documentazione fossile. L’eminente paleontologo evoluzionista Lewis L. Carroll ammette questo fatto nell’articolo «Il problema dell’origine dei rettili»:Purtroppo non si conosce alcun esemplare di un antenato rettiliano appropriato prima della comparsa dei veri rettili. L’assenza di simili forme ancestrali lascia irrisolti molti problemi della transizione fra anfibi e rettili.Lewis L. Carroll, «Problems of the Origin of Reptiles», Biological Reviews of the Cambridge Philosophical Society, vol. 44, p. 393.

LA CONCEZIONE ERRATA DEL SEYMOURIA

Gli evoluzionisti affermavano un tempo che il fossile di Seymouria, a sinistra, fosse una forma di transizione fra anfibi e rettili. Secondo questo scenario, Seymouria era «l’antenato primitivo dei rettili». Le successive scoperte fossili mostrarono però che i rettili vivevano sulla Terra circa trenta milioni di anni prima di Seymouria.I fossili di Seymouria si trovano nelle rocce del Permiano inferiore, di circa duecentottanta milioni di anni fa. I primi rettili conosciuti, Hylonomus e Paleothyris, si trovano invece nelle rocce del Pennsylvaniano inferiore e medio, risalenti a circa 310-330 milioni di anni fa. (Si veda Barbara J. 71 ) Alla luce di ciò, gli evoluzionisti dovettero abbandonare le loro affermazioni su Seymouria.

Esistono inoltre barriere insormontabili anche fra le specie di rettili, come serpenti, dinosauri e lucertole. Tutte queste specie distinte sono comparse improvvisamente sulla Terra, perché Dio le ha create così. Questa verità è espressa nel Corano:

E Allāh ha creato dall’acqua tutti gli esseri viventi; di cui alcuni strisciano sul ventre, altri camminano su due gambe e altri ancora su quattro: Allāh crea ciò che vuole. In verità Allāh è Onnipotente.Corano — sura An-Noor (24:45)Fonte : QuranEnc.com — Italian Translation - Rowwad Translation Center — v1.0.2

LA DIFFERENZA FRA LE UOVA
Una delle contraddizioni dello scenario evoluzionista anfibi-rettili riguarda la struttura delle uova. Quelle degli anfibi, che si sviluppano nell’acqua, hanno una consistenza gelatinosa e una membrana permeabile. Le uova dei rettili hanno invece una struttura solida e impermeabile, adatta all’ambiente terrestre, come mostra questa ricostruzione di un uovo di dinosauro. Perché un anfibio diventi rettile, le sue uova devono trasformarsi in uova di rettile. Ma è impossibile.

 

LE TARTARUGHE SONO SEMPRE LE STESSE

Non vi è differenza fra gli antichi fossili di rettili e i loro equivalenti attuali. La tartaruga marina di cento milioni di anni fa, a sinistra, è esattamente uguale al suo equivalente moderno.


Gli uccelli e i rettili

Gli evoluzionisti affermano che gli uccelli si siano evoluti dai rettili. Osservando la struttura di queste due classi di esseri viventi, vediamo però che questa affermazione non è affatto scientifica.

Gli evoluzionisti sostengono che gli uccelli si siano evoluti da piccoli dinosauri rettiliani. Il confronto fra uccelli e rettili mostra invece che le due classi sono molto diverse e che fra loro non può essersi verificata alcuna evoluzione.

Vi sono molte differenze strutturali fra uccelli e rettili. La più importante riguarda le ossa. I dinosauri, presunti antenati degli uccelli secondo gli evoluzionisti, hanno ossa spesse e solide, adatte alla loro corporatura massiccia. Gli uccelli viventi ed estinti hanno invece ossa cave e quindi molto leggere: una struttura fondamentale per il volo.

LE CARATTERISTICHE DISTINTIVE DEI RETTILI

Nel mondo dei vertebrati, i rettili sono fra i gruppi meno simili agli uccelli. Questi ultimi sono a sangue caldo, mentre i rettili non sono neppure in grado di produrre il proprio calore corporeo. Per la struttura della pelle, il metabolismo e lo scheletro, i rettili sono, in definitiva, creati per vivere sulla terraferma.

Un’altra importante differenza riguarda il metabolismo. Mentre i rettili hanno il metabolismo più lento fra gli esseri viventi, gli uccelli detengono il primato opposto. La temperatura corporea di un passero domestico, per esempio, può raggiungere i 48 °C a causa del suo metabolismo rapido. I rettili non producono invece il proprio calore corporeo e si riscaldano al sole. Sono gli animali che consumano meno energia in natura, mentre gli uccelli sono quelli che ne consumano di più.

Anche l’apparato respiratorio degli uccelli è molto diverso da quello dei rettili. Questi ultimi, come i mammiferi, fanno entrare l’aria nei polmoni attraverso la trachea e la espellono dallo stesso condotto. Negli uccelli l’aria segue invece un unico percorso nei canali dei polmoni: entra da un lato ed esce dall’altro. Questo sistema, assente in ogni altra classe di esseri viventi, permette un uso efficiente dell’aria e consente di volare anche a ottomila metri di quota, dove l’ossigeno è molto scarso.

LA FUNZIONE DELLE PIUME
A differenza dei rettili, gli uccelli hanno il corpo ricoperto di piume, che svolgono una funzione aerodinamica e aiutano anche a conservare il calore corporeo.

 

Un’altra caratteristica che pone una barriera insormontabile fra uccelli e rettili è la presenza delle piume, una struttura specifica degli uccelli. Il corpo dei rettili è ricoperto di squame, quello degli uccelli di piume.

In breve, le molte differenze fra questi due gruppi animali confutano definitivamente l’affermazione evoluzionista secondo cui, ricordiamolo, i rettili si sarebbero gradualmente trasformati in uccelli.

Pur essendo egli stesso evoluzionista, Alan Feduccia, professore all’Università della Carolina del Nord, si oppone fermamente, sulla base delle scoperte scientifiche, alla teoria della parentela fra uccelli e dinosauri:

Ebbene, ho studiato crani di uccelli per venticinque anni e non vedo alcuna somiglianza. Non ne vedo proprio… Che i teropodi, un importante gruppo di dinosauri, derivino dagli uccelli sarebbe, a mio parere, il più grande imbarazzo della paleontologia del XX secolo.(Pat Shipman, «Birds do it… Did Dinosaurs?», New Scientist, 1º febbraio 1997, p. 28)


I polmoni degli uccelli funzionano in modo completamente opposto a quelli degli animali terrestri. Questi ultimi inspirano ed espirano attraverso gli stessi passaggi; negli uccelli l’aria entra dalla parte anteriore del polmone ed esce da quella posteriore. Questa particolare «progettazione» è fatta appositamente per gli uccelli, che durante il volo hanno bisogno di grandi quantità di ossigeno. È impossibile che questa struttura si sia evoluta dai polmoni dei rettili, perché una forma «intermedia» fra i due sistemi avrebbe reso impossibile respirare.

LO SPECIALE SCHELETRO DEGLI UCCELLI

A differenza di quelle dei dinosauri e dei rettili, le ossa degli uccelli sono cave e conferiscono al corpo stabilità e leggerezza. La loro struttura scheletrica è utilizzata nella progettazione di aerei, ponti e altre costruzioni moderne.
LA SMENTITA DI FEDUCCIA

Il celebre ornitologo Alan Feduccia ritiene semplicemente assurda la teoria dell’evoluzione degli uccelli dai rettili.


 

Le piume degli uccelli

Le piume, dalla struttura estremamente complessa e dalle caratteristiche aerodinamiche, sono specifiche degli uccelli. L’affermazione che si siano evolute dalle squame dei rettili è del tutto infondata.

Il corpo dei rettili è ricoperto di squame, quello degli uccelli di piume. Poiché considerano i rettili antenati degli uccelli, gli evoluzionisti sono costretti ad affermare che le piume si siano evolute dalle squame. Fra le une e le altre non vi è però alcuna somiglianza.

LE PIUME E LE SQUAME

La teoria dell’evoluzione è costretta a ipotizzare che le piume, perfettamente progettate per il volo, si siano evolute dalle squame dei rettili. Piume e squame sono però completamente diverse per origine genetica e sviluppo embrionale. In alto si vede la struttura dettagliata di una piuma d’uccello; a lato, le squame di un rettile.

A. H. Brush, professore di fisiologia e neurobiologia all’Università del Connecticut, riconosce questa realtà pur essendo evoluzionista:

Ogni caratteristica, dalla struttura e organizzazione dei geni allo sviluppo morfologico e all’organizzazione dei tessuti, è diversa [nelle piume e nelle squame].(A. H. Brush, «On the Origin of Feathers», Journal of Evolutionary Biology, vol. 9, 1996, p. 132)

Inoltre, osservando la struttura proteica delle piume, il professor Brush sottolinea che è «unica fra i vertebrati». (A. H. Brush, «On the Origin of Feathers», p. 131)

 


IL PAVONE E DARWIN

Le piume del pavone sono un esempio particolarmente evidente di progettazione. Invitano l’essere umano a riflettere sulla perfezione e sull’armonia con cui Dio ha creato gli esseri viventi. Darwin, però, si sentiva «male» ogni volta che vedeva questa bellezza.
Non vi è alcuna traccia fossile che dimostri l’evoluzione delle piume degli uccelli dalle squame dei rettili. Al contrario, «le piume compaiono improvvisamente nella documentazione fossile, come carattere “innegabilmente unico” che distingue gli uccelli», come dichiara il professor Brush.(A. H. Brush, «On the Origin of Feathers», p. 133)Inoltre, nei rettili non è stata ancora individuata alcuna struttura epidermica da cui possano avere origine le piume degli uccelli. (A. H. Brush, «On the Origin of Feathers», p. 131)

 

La storia del «fossile di dinosauro piumato» scoperto in Cina nel 1996, fra una grande propaganda mediatica, era del tutto infondata. Nel 1997 si ammise che il fossile di Sinosauropteryx in questione non possedeva alcuna struttura simile alle piume.(«Plucking the Feathered Dinosaur», Science, vol. 278, 14 novembre 1997, p. 1229)

Esaminando da vicino le piume, troviamo una struttura molto complessa che non può essere spiegata da un processo evolutivo. Il celebre ornitologo Alan Feduccia dichiara che «ogni loro caratteristica svolge una funzione aerodinamica. Sono estremamente leggere, hanno una capacità di sollevamento che aumenta progressivamente e possono tornare con grande facilità alla posizione precedente». Quindi conclude:

Non riesco davvero a capire come un organo perfettamente progettato per il volo possa essere inizialmente comparso per un’altra necessità.(Douglas Palmer, «Learning to Fly», recensione di The Origin of and Evolution of Birds di Alan Feduccia, Yale University Press, 1996, New Scientist, vol. 153, 1º marzo 1997, p. 44)

La struttura delle piume costrinse anche Charles Darwin a riflettere. La perfetta bellezza di quelle del pavone lo faceva «star male», per usare le sue stesse parole. In una lettera ad Asa Gray del 3 aprile 1860 scrisse: «Ricordo bene il tempo in cui il pensiero dell’occhio mi dava i brividi, ma ho superato questa fase del problema…». Poi continuò: «Ora, talvolta, particolari strutturali insignificanti mi lasciano perplesso. La vista di una piuma della coda di un pavone, ogni volta che la guardo, mi fa star male!»(Norman Macbeth, Darwin Retried: An Appeal to Reason, Boston: Gambit, 1971, p. 101)

LA STRUTTURA DELLE PIUME
Le piume si sviluppano ai due lati dei fusti, direttamente collegati alle ossa dello scheletro dell’uccello. Questa struttura è completamente diversa dalle squame dei rettili, i presunti antenati degli uccelli. Le squame non hanno alcun rapporto con le ossa dello scheletro.
Primo piano delle squame di un rettile. Come si vede chiaramente, ricoprono le parti dure della pelle e non assomigliano affatto alle piume.


 

L’origine dei mammiferi


I MAMMIFERI MARINI E GLI ORSI

I mammiferi marini, come delfini e balene, sono fra i principali animali che mettono in difficoltà gli evoluzionisti. Secondo l’evoluzione deriverebbero da mammiferi terrestri, ma non esiste alcun mammifero terrestre che possa essere considerato il loro «antenato». Nell’Origine delle specie Darwin affermava che «le balene si sono evolute da orsi che cercavano di nuotare». In seguito si rese però conto dell’irrazionalità della tesi e la tolse dall’ultima edizione del libro.

Contrariamente alle affermazioni evoluzioniste, i mammiferi comparvero sulla Terra improvvisamente, senza predecessori. Inoltre, gli evoluzionisti non sanno spiegare l’origine dei diversi gruppi di mammiferi.

Come abbiamo visto fin qui, la teoria dell’evoluzione suggerisce che alcune creature immaginarie uscite dal mare si siano trasformate in rettili e che gli uccelli si siano formati attraverso l’evoluzione, come era avvenuto per i rettili.

Secondo lo stesso scenario, i rettili sarebbero gli antenati non soltanto degli uccelli, ma anche dei mammiferi.

Esistono però grandi differenze strutturali fra i rettili, coperti di squame, a sangue freddo e riproduttori mediante uova, e i mammiferi, coperti di pelo, a sangue caldo e capaci di partorire piccoli vivi.

Un esempio semplice per capire le barriere strutturali fra rettili e mammiferi è la mandibola. Nei mammiferi è costituita da un unico osso, su cui sono collocati i denti. Nei rettili, invece, vi sono tre piccole ossa su ciascun lato della mandibola.

 

IL PROBLEMA DELLA PELLICCIA

Il corpo dei mammiferi è ricoperto di pelliccia o peli, una caratteristica assente in ogni altro gruppo di esseri viventi. I rettili, presunti antenati dei mammiferi, sono invece coperti di squame. Gli evoluzionisti preferiscono tacere su questo cambiamento a dir poco curioso: come si sarebbero trasformate le squame nella pelliccia dei mammiferi?

Un’altra differenza fondamentale è che tutti i mammiferi hanno tre ossicini nell’orecchio medio: martello, incudine e staffa. Tutti i rettili ne hanno uno solo. Gli evoluzionisti sostengono che la mandibola e l’orecchio medio dei rettili si siano gradualmente trasformati in quelli dei mammiferi. Rimane però senza risposta il modo in cui questo cambiamento sarebbe avvenuto. In particolare, non è mai stato spiegato come un orecchio con un solo ossicino si sia evoluto in uno con tre, mantenendo contemporaneamente funzionante l’udito.

 

 


LA PROVA DEI FOSSILI

Non vi è differenza fra i fossili di mammiferi di decine di milioni di anni fa e quelli viventi oggi. Inoltre, quei fossili compaiono all’improvviso, senza alcun legame con una specie estintasi in precedenza.
Non è sorprendente che non sia stato trovato alcun fossile capace di collegare rettili e mammiferi. Per questo il paleontologo evoluzionista Roger Lewin fu costretto a dire che «la transizione al primo mammifero… è ancora un enigma».(Roger Lewin, «Bones of Mammals, Ancestors Fleshed Out», Science, vol. 212, 26 giugno 1981, p. 1492)

 

George Gaylord Simpson, una delle maggiori autorità evoluzioniste del 20º secolo, commenta l’argomento in questi termini, davvero sconcertanti per gli evoluzionisti:

L’evento più curioso nella storia della vita sulla Terra è il passaggio dal Mesozoico, l’età dei rettili, all’età dei mammiferi. È come se il sipario fosse improvvisamente calato su una scena in cui tutti i ruoli principali erano affidati ai rettili, specialmente ai dinosauri, presenti in numero e varietà sconcertanti, e si fosse subito rialzato sullo stesso luogo con un cast completamente nuovo: i dinosauri non compaiono affatto, gli altri rettili sono in soprannumero e tutti i ruoli principali sono interpretati da mammiferi a cui negli atti precedenti si era appena accennato. (George Gaylord Simpson, Life Before Man, New York: Time-Life Books, 1972, p. 42)

Tutto ciò dimostra che anche i mammiferi comparvero sulla Terra improvvisamente e già completamente formati, senza antenati. È una prova concreta a favore della creazione divina.

I PIPISTRELLI E IL SONAR
I pipistrelli, gli unici mammiferi capaci di volare, sono fra gli animali che sfidano l’evoluzione. Gli evoluzionisti sostenevano che si fossero evoluti gradualmente, ma non avevano, e non hanno tuttora, una risposta coerente sull’origine delle loro ali. Inoltre, i fossili di pipistrelli di cinquanta milioni di anni fa mostrano che questi animali sono venuti all’esistenza nella loro forma attuale.
I pipistrelli possiedono un sonar molto sensibile. Con le grandi orecchie percepiscono e analizzano l’eco dei suoni ad altissima frequenza che emettono. La comparsa di un sistema tanto complesso non può essere attribuita al caso.