Viaggio verso la certezza

Episodio 52 – Mi daranno un premio Nobel?

La vicenda di un articolo sulla mano umana introduce una critica dei criteri di pubblicazione, del Nobel e del ricorso all’autorità nel dibattito.

Mi daranno un premio Nobel?

La pace sia su di voi. Dall’inizio della nostra critica alla pseudoscienza ricorre spesso la stessa obiezione: se uno di questi shaykh avesse davvero confutato la teoria dell’evoluzione, o una sua parte, e quindi tutte le scienze costruite su di essa, perché non presenterebbe il suo articolo e vincerebbe il "Nobel Prize"? «Qualcuno può rispondermi?» Oggi rispondo a te e a quanti pongono la stessa domanda.

Secondo costoro, basterebbe inviare una ricerca solida e documentata che abbatta l’evoluzione: riviste come "Nature" e scienza empirica la accoglierebbero e il comitato del Nobel mi abbraccerebbe dicendo: «Fratello, che Allah ti ricompensi! Dov’eri da tanto tempo? Ci hai liberati dall’errore e dimostrato la nullità dell’evoluzione; per questo grande servizio ti assegniamo il Nobel». Un’idea splendida: perché non provarci?

Prima di affrontare l’esperimento, esaminiamo la vicenda di uno studio sulle funzioni della mano, pubblicato su "Plos One" nel 2016, e poi valutiamo insieme le probabilità di ricevere un premio Nobel.

(Effetti sonori)

Lo scandalo "Creator Gate"

Un’équipe cinese svolse esperimenti dettagliati sulla precisione della mano e sulla sua idoneità alle attività quotidiane dell’uomo. Lo studio contiene prove, disegni, analisi ed equazioni. Ma i ricercatori osarono ragionare: non si fermarono ai confini imposti dal materialismo, che vietano alla mente di trarre dalla scienza empirica la conclusione evidente, cioè che mani così complesse richiedono un Creatore che le abbia create volontariamente per fini precisi. Scrissero tre volte la parola "Creator". Un’équipe cinese? Sì, e vedrete perché.

Nel primo punto scrissero che la chiara relazione funzionale della mano indica che la proprietà biomeccanica della struttura di tendini tra muscoli e articolazioni è «il progetto appropriato del Creatore», il disegno appropriato posto dal Creatore, affinché la mano compia con facilità le sue funzioni quotidiane.

Nel secondo punto affermarono: «Non c’è dubbio che l’armonia della mano indichi il «il mistero dell’ingegnosità del Creatore»». Come se la grandezza di ciò che vedevano li avesse lasciati stupefatti; ed era naturale restare meravigliati.

La meraviglia della creazione della mano

Apri un manuale di anatomia e leggi il capitolo sulla mano, o guarda un video anatomico. Qui parliamo della mano dal polso in poi, oggetto dello studio cinese: le ventisette ossa, le otto ossa del polso che permettono movimenti diversi, i vari tipi di muscoli; il pollice, per esempio, ha bisogno di quattro muscoli per compiere i propri diversi movimenti e funzioni. Considera le cartilagini che impediscono lo sfregamento delle ossa, i tendini e legamenti che collegano ossa, muscoli e articolazioni, ciascuno al posto giusto, intrecciati alla rete dei vasi sanguigni e dei nervi.

Guarda come la mano è collegata all’avambraccio e ai suoi muscoli da una rete di legamenti: lo percepisci quando chiudi e apri le dita. Questa mano ricoperta di pelle è un mondo sorprendente. A ogni millimetro scopri legamenti, muscoli, ossa, cartilagini, nervi, vasi, guaine, tessuto adiposo e circolazione linfatica: una rete unita, integrata e ordinata, nella quale tutto svolge il proprio compito. Un mondo sorprendente su cui riflettiamo raramente! Che cosa scoprirai passando alla fisiologia, lo studio delle funzioni degli organi? Essa mostra poi come questa struttura permetta ogni movimento necessario; perciò hanno scritto del «il mistero dell’ingegnosità del Creatore».

Nel terzo punto conclusero che lo studio può migliorare la comprensione della mano umana e confermare che tale struttura meccanica è «il progetto appropriato del Creatore» per un’esecuzione eccellente di numerose funzioni, dopo il ridisegno evolutivo avvenuto nelle mani dei nostri antenati in milioni di anni. Dunque essi non negavano la discendenza animale e usavano "Evolution", ma affermavano un’opera del Creatore nel disegno della mano, forse una guida dell’evoluzione. L’essenziale è che riconoscevano intenzione e volontà, cosa che colpisce il caso e l’assenza di scopo sostenuti dai darwiniani.

Le inquisizioni darwiniane

Il Creatore? Come avete osato, ricercatori?! Come avete osato usare la ragione nel contemplare la scienza empirica e dedurne la necessità di una volontà, di un Creatore che abbia creato la mano per fini determinati?! Come avete osato oltrepassare i confini del materialismo di cui abbiamo parlato? Il dottor James McInerney scoprì questo crimine due mesi dopo la pubblicazione. È specialista di evoluzione molecolare all’Università di Manchester, uno dei beneficiari del servizio all’idolo del mito dell’evoluzione, che vede il proprio destino legato al mito: se cade quello, cade lui, come abbiamo spiegato nell’episodio «Tarzan». Twittò: «Plos One è ormai una barzelletta! Il progetto appropriato del Creatore?! Questo rende la rivista ridicola!». Aggiunse: «Il mio tweet iniziale era violento, perché il creazionismo mi irrita da più di vent’anni!». Nessun problema, dottore: che tu sia irritato o abbattuto, i tuoi sentimenti personali non ci riguardano! Vorremmo una discussione scientifica del contenuto. Niente: né discussione scientifica, né comprensione, né analisi; solo irritazione e disgusto.

I darwiniani lanciarono l’hashtag "Creator gate", lo scandalo della parola Creatore, sul modello di "watergate", e anche «mano di Dio» (hand of god). Partirono le inquisizioni: centinaia di commenti sul sito della rivista pretendevano il ritiro immediato. Entrò in scena anche "Nature", il guardaspalle del mito, con un’inchiesta su autori e rivista. Il giorno dopo pubblicò un articolo dal titolo: «Un articolo secondo cui la mano umana è stata progettata dal Creatore suscita preoccupazione. Una ricerca palesemente creazionista induce a riflettere sulle procedure di redazione e revisione degli articoli scientifici».

Il problema non era più soltanto che i ricercatori avevano scritto «Creatore», ma come quella parola fosse passata attraverso revisori ed editori. "Nature" contattò Xiong, il membro principale della ricerca. Egli disse che non erano madrelingua inglesi e avevano completamente smarrito le connotazioni di alcune parole, come Creatore, e che gli dispiaceva. Come se dicesse: «Ragazzi, è un errore linguistico! Giuro sull’evoluzione, non volevo! Chiedo perdono all’evoluzione, all’infuori della quale non c’è creatore, e mi pento davanti a lei!». Ricordate: gli autori ammettevano l’evoluzione, ma vi avevano associato il Creatore.

Paul Myers commentò: «Per quanto vedo, non vi sono errori nei dati, ma gli autori hanno compiuto un salto improvviso nel riassunto e nelle conclusioni». Il salto era il riferimento a un Creatore. Nessun problema dunque nei dati o negli esperimenti, soltanto nella conclusione. Al diffondersi della vicenda, revisori abituali di "Plos One" che non avevano valutato quell’articolo presero le distanze e minacciarono di dimettersi se non fosse ritirato; altri dissero che loro, i loro studenti e colleghi avrebbero smesso di leggere e citare tutta la rivista, non solo questo lavoro. Era una fedeltà assoluta: poiché in un articolo della rivista si era commesso il «peccato» contro l’evoluzione, rinnegavano l’intera rivista, non distinguevano il vero dal falso e la escludevano completamente, per ripudiarla, rinnegando il Creatore menzionato un giorno sulle sue pagine e dichiarando fedeltà agli dèi dell’evoluzione. Questo ricorda Abu Jahl, Umayya ibn Khalaf e i pagani che minacciarono che né loro né i loro clan avrebbero avuto rapporti con i Banū Hāshim, né avrebbero sposato le loro donne o dato loro le proprie, né comprato da loro o venduto loro alcunché perché avevano protetto il Profeta, pace e benedizione su di lui.

Eppure Xiong era un ricercatore esperto, con ottantasei articoli pubblicati; "Plos One" era una rivista stimata, premiata nel 2009 per l’innovazione editoriale da un’associazione di editori professionali e accademici. Tuttavia, appena sulle sue pagine comparve la parola Creatore, divenne bersaglio dell’ira e della derisione darwiniana, da boicottare. È come quando fu chiesto agli ebrei di Medina di Abdullah ibn Salam: dissero: «Il migliore di noi, figlio del migliore di noi; il nostro signore, figlio del nostro signore; il nostro sapiente, figlio del nostro sapiente!». Quando seppero che era diventato musulmano, dissero: «Il peggiore di noi, figlio del peggiore di noi; il nostro ignorante, figlio del nostro ignorante!».

Ma la lobby darwiniano non manca di persone dette «equilibrate». Marc Robinson-Rechavi, biologo evoluzionista dell’Università di Losanna, dichiarò: «Sono quasi d’accordo con tutti: non è appropriato menzionare il Creatore, con una "C" maiuscola, nell’articolo». Se la "c" fosse minuscola, forse sarebbe una metafora per natura e selezione cieca; con la "C" maiuscola è chiaro che si parla del Creatore nel quale non vogliono neppure che si creda o che venga nominato. Aggiunse che nessun processo umano è privo di errori, ma occorre vedere come la rivista gestirà questo errore. Dunque tutti i figli dell’evoluzione sbagliano, ma i migliori sono quelli che si pentono dell’errore di aver nominato il Creatore.

Sotto una simile pressione e intimidazione, la rivista pubblicò lo stesso giorno un annuncio: era a conoscenza del caso e lo stava indagando a fondo. Poco dopo si scusò per la comparsa della parola Creatore e per il fatto che il linguaggio dell’articolo non fosse stato esaminato con sufficiente cura dai revisori. Queste dichiarazioni successive mostrano il panico: la rivista temeva che la gente la abbandonasse, fallisse e il suo personale finisse in strada. Il giorno seguente, 3/3/2016, annunciò il ritiro dell’intero articolo, non la semplice cancellazione della parola; lo considerava un marchio d’infamia. Annunciò di nuovo le proprie scuse per gli errori e le sviste che avevano portato alla pubblicazione dell’articolo.

Per i ricercatori, naturalmente, il ritiro significava distruggere gli sforzi compiuti, compromettere il futuro scientifico e perdere le sovvenzioni future; poteva persino significare fallire e finire per strada a pulire le scarpe dei passanti, o peggio, essendo in Cina e avendo ricevuto fondi da un’istituzione cinese. Cercarono di convincere tutti che fosse solo un errore linguistico: il traduttore avrebbe reso male la parola cinese originale, che significava «natura». Il capo del gruppo disse: «Intendevamo che la mano è progettata dalla natura, cioè è un prodotto dell’evoluzione! Sostituiremo Creatore con natura nella versione corretta. Ci scusiamo per ogni problema causato da questo mio fraintendimento. Abbiamo passato mesi a fare esperimenti, analizzarli e scrivere l’articolo: vi preghiamo, potete leggerlo prima di decidere?». Guardate gli esperimenti e la scienza dell’articolo prima di condannarlo a morte per un errore linguistico! Ma le indagini indicarono che il redattore accademico citato, Renzhi Han, aveva lavorato nella Chiesa evangelica cinese di Iowa City. Era fatta: colpa provata, come nei tribunali di sicurezza di Stato dei paesi arabi. L’imputato aveva parlato con qualcuno, salutato qualcuno, accompagnato qualcuno che si sospettava avesse pensato a commettere il crimine!

Se oggi consulti l’articolo sul sito di "Plos One", trovi innanzitutto "retraction", ritiro, e l’ammissione che la parola Creatore era passata ai revisori. La rivista non eliminò solo il termine: eliminò tutto l’articolo per manifestare fedeltà al «vitello sacro dell’evoluzione» e rifiuto del Creatore. La vicenda rimase però legata alla sua reputazione: su Wikipedia trovi "Creator Gate". Il suo fattore d’impatto scese da 4,4 nel 2010 a circa 2,8 nel 2018, indice del numero di citazioni degli studi.

La domanda urgente è questa: qualcuno tra coloro che attaccarono studio e rivista discusse scientificamente per dimostrare che struttura e funzioni della mano non richiedono un Creatore che agisca con conoscenza e volontà? Qualcuno pubblicò un ragionamento scientifico per provare che tutto questo possa venire da caso, aleatorietà e selezione cieca? Hanno almeno letto lo studio? No: nessun dibattito scientifico, soltanto scherno e disgusto. «Quando viene menzionato Allah soltanto, i cuori di coloro che non credono nell’altra vita si contraggono per il disgusto; quando invece vengono menzionati altri all’infuori di Lui, ecco che si rallegrano» [Az-Zumar 39:45] Solo attacchi perché era stata pronunciata la parola Creatore: sarebbe più giusto chiamarla "IdiotesGate" o "IgnorantsGate", lo scandalo degli ignoranti.

Non c’è alcun argomento scientifico: solo la premessa, trattata come un assioma, che non si debba mai nominare il Creatore! Mai mettere in dubbio gli dèi del caso, dell’assenza di intenzione e dell’assurdo! Mai mettere in dubbio l’evoluzione! «Ha fatto degli dèi un Dio unico? È davvero una cosa stupefacente!» [Ṣād 38:5]. Perché stupefacente? Discutetene scientificamente! «I notabili fra loro se ne andarono dicendo: Andate e perseverate nella fedeltà ai vostri dèi» [Ṣād 38:6]. Venite, gli dèi dell’evoluzione sono attaccati! «Questo è davvero qualcosa di voluto» [Ṣād 38:6]. C’è un complotto contro gli dèi!

Si può confutare la teoria dell’evoluzione?

Dopo tutto questo, cari, torniamo alla domanda iniziale: [Ricordate una cosa: se uno di questi sceicchi avesse davvero confutato la teoria dell’evoluzione o una sua parte, cioè tutte le scienze che la accompagnano... Qualcuno?! Nessuno può rispondermi?]. Potresti dire che gli obiettori chiedono di pubblicare un articolo che confuti l’evoluzione o una sua parte, non uno che menzioni il Creatore. Abbiamo spiegato in dettaglio che la teoria dell’evoluzione significa semplicemente: nessuna creazione; è stata svuotata e i suoi pilastri sono caduti uno dopo l’altro. I suoi seguaci la ridefiniscono continuamente e cercano spiegazioni soltanto sotto il suo tetto, perché eliminarla significa ammettere la creazione. Un articolo che ne dichiari la falsità ammetterebbe dunque la creazione.

Ricercatori darwiniani hanno messo in dubbio alcuni pilastri: la casualità delle variazioni e la cecità della selezione, anche in lavori pubblicati su "Nature" e altrove. Ma una cosa non può essere toccata: l’affermazione del caso e dell’assenza di Creatore. Se sei d’accordo su questo, critica pure la teoria, ridefiniscila, proponine una forma diversa e pubblica ciò che vuoi; basta concludere con "Evolution", la parola che, per loro, significa nessuna creazione, nessun fine e nessuna sapienza. Ma se avete messo in dubbio persino la casualità, deve esserci una volontà! Nessun problema: può essere intelligenza microbica, intelligenza cellulare; i batteri scelgono, i batteri decidono, i virus sono intelligenti. Attribuisci la volontà a qualsiasi cosa, ma guai a nominare il Creatore!

Ahmad Ibrahim, specialista in farmacia, scrisse un articolo che indicava intenzione e volontà nell’esistenza degli esseri viventi, usando l’espressione «intervento consapevole» senza dichiarare di confutare l’evoluzione né affermare esplicitamente un Creatore. Lo inviò a una rivista; il revisore James McInerney lo rifiutò e twittò di aver ricevuto nel fine settimana un articolo strano, poi scoperto creazionista, sul consapevole intervento; appariva scientifico ma confuso a un esame attento. Aggiunse che, con riviste false, occorre aspettarsi in futuro molte pubblicazioni creazioniste. Ahmad cercò di discuterne su Twitter e fu bloccato.

Notate che essi dicono: l’esistenza di un Creatore è "Supernatural", metafisica, "metaphysical", non verificabile, "Untestable", e perciò la rifiutano. Come se un’evoluzione casuale fosse un’idea naturale e verificabile; come se una cellula nata per caso e sviluppatasi per caso in tutte le forme di vita fosse osservata in natura e superasse i test. Abbiamo già mostrato l’errore di confinare la scienza al mondo naturale: l’esistenza del Creatore è indicata dalla ragione, e rifiutarne le indicazioni significa abbattere la stessa scienza empirica, mentre le fantasie della pseudoscienza non sono dimostrate né da ragione né da scienza.

Sottolineiamo però che queste riviste mondiali contengono anche scienza utile. Chi segue il Viaggio della certezza sa che citiamo ricerche di "Nature", scienza empirica e altre grandi riviste; le presentiamo a chi non ha rinchiuso la mente nel materialismo perché indichino il Creatore, che lo abbiano capito o no i loro autori. Prendiamo scoperte, informazioni ed esperimenti, ma le conclusioni che richiedono ragione non devono essere vietate da passioni o complessi degli avversari del Creatore: prendiamo il vero e lasciamo il falso. Quanto a chi è psicologicamente sconfitto, vuole che prendiamo dall’Occidente tutto in blocco e chiede: «Come citi Nature e Science per confutare l’evoluzione, se i ricercatori stessi vi credono?». Sembra seguire il poeta laico turco Ziya Gökalp: «Vogliamo prendere tutto dall’Occidente, perfino i germi nel loro intestino». No, grazie: tenetevi germi e sporcizia intellettuale; noi abbiamo una ragione di cui Allah ci ha onorati. Siamo senz’altro favorevoli alla revisione fra pari prima della pubblicazione. Io stesso pubblico su riviste scientifiche con revisione fra pari nel campo della farmacologia e ho partecipato alla revisione di ricerche scientifiche.

Il controllo darwiniano e il premio Nobel

Quanto detto significa che i darwiniani controllano completamente le pubblicazioni mondiali? No; ma controllano le riviste più celebri, come "Nature", scienza empirica e "Cell", e molte altre, e controllano il Nobel. È forse una prova della verità dell’evoluzione e della validità del metodo materialista? Negli ultimi anni anche l’omosessualità ha ottenuto potere, e chi la condanna viene criminalizzato, incarcerato o perseguitato: questo la rende forse giusta, o indica piuttosto un’epoca di inversione della natura e di criteri morali e scientifici alterati? «Di’: Il cattivo e il buono non sono uguali, anche se l’abbondanza del cattivo ti stupisce. Temete Allah, o dotati d’intelletto, affinché prosperiate» [Al-Māʾida 5:100]

Dedurre la verità dal loro controllo delle grandi riviste e del Nobel Prize è la fallacia dell’«appello all’autorità». Se la verità dipendesse dal numero dei seguaci o dal loro dominio, formeremmo una palla di neve basata sull’illusione: la moltitudine affascina gli imitatori e aumenta la moltitudine. Non abbiamo ancora parlato della politicizzazione e della non neutralità del Nobel: basti ricordare che gli scienziati premiati per la chimica l’anno precedente avevano in realtà dimostrato il fallimento dell’evoluzione, mentre il sito Nobel titolava che avevano "controllato la forza dell’evoluzione", usando questa immagine per rappresentare il premio e capovolgendo i fatti, come abbiamo spiegato in dettaglio. Ci sono poi il Nobel letterario assegnato a chi attacca l’Islam e deride il Corano e il Profeta, e il Nobel per la pace a grandi criminali come Menachem Begin, Shimon Peres e Yitzhak Rabin. Il titolo «Datemi un Nobel» è dunque soltanto ironia! Non ci onora ricevere questo nome che è stato contaminato: «premio Nobel»!

Di nuovo: molti premi Nobel scientifici hanno certamente offerto contributi reali, ma il premio non è il criterio della verità. Il dottor Husam Abu al-Bukhari — che Allah lo liberi dalle sue difficoltà — ha detto bene che il fatto più pericoloso per la mente musulmana negli ultimi due secoli è guardare se stessa e gli altri musulmani con lo sguardo dei suoi nemici. Molti oggi valutano ogni cosa secondo i criteri degli avversari e non accettano una verità senza il loro timbro. Sarebbe come dire ai musulmani dei primi tempi: non parlate alla gente semplice, andate prima dai capi di Quraysh, chiedete di parlare dalla Ka‘ba, dimostrate loro la falsità di al-Lat e al-‘Uzza, altrimenti la vostra chiamata non è convincente.

Il problema degli ostinati non è la prova

Chi dice «pubblica un articolo che confuti l’evoluzione» fa come se non esistesse alcuna ricerca in materia. E la lista pubblicata dal Discovery Institute? Ne abbiamo esaminate molte: alcune non sono abbastanza esplicite nella critica; altre sono pubblicate in riviste accettate, nella comunità della ricerca sperimentale e osservativa, con un rispettabile fattore di impatto, e criticano apertamente l’evoluzione casuale o riconoscono intenzione e disegno negli esseri viventi. Naturalmente non osano dire Creatore come fece l’équipe cinese. Coloro che ripetono come pappagalli «pubblica un articolo che abbatta l’evoluzione» le hanno lette, o si incollano soltanto alla voce più forte che chiamano comunità scientifica senza aver mai messo piede in un laboratorio?

Una nota importante: concordiamo con molte di queste ricerche sul fatto che universo e vita non siano venuti dal caso, ma non imitiamo il loro termine «disegno intelligente». Il nostro principio è non affittare la ragione. Persino «design» è un termine tecnico per un processo umano: si inizia con un modello, poi revisioni, correzioni, esperimenti e riscontri, fino a scegliere l’alternativa più adatta. È un processo che nasce dal non conoscere tutti gli esiti e non si addice alla scienza divina assoluta; comprende la concezione (Concept) e l’esecuzione (Execution). Noi crediamo invece in un Signore che dice: «Quando vogliamo una cosa, le diciamo soltanto: Sii! Ed essa è» [An-Naḥl 16:40] Universo e vita indicano non un progetto intelligente, ma un Creatore attivo, sapiente, potente e saggio. Prendiamo le informazioni utili dai sostenitori dell’intelligent design, ma non ne imitiamo neppure i termini. «Coloro che ascoltano la parola e seguono ciò che vi è di migliore» [Az-Zumar 39:18]

Per tutto questo, chi dice «pubblica un articolo che confuti l’evoluzione» suppone che il problema dei seguaci della pseudoscienza sia una mancanza di prove: basterebbe una ricerca persuasiva per dare il colpo finale e obbligare la comunità della scienza empirica a riconoscere la caduta della teoria. In questi episodi abbiamo mostrato che i fatti scientifici nell’universo indicano al ragionevole il Creatore e i Suoi attributi; gli ostinati negano questa indicazione e alcuni usano gli stessi fatti per sostenere assurdità e casualità. Come convincerli della falsità dell’evoluzione o degli altri miti della pseudoscienza con cui cercano di colmare la lacuna lasciata dalla negazione del Creatore? Quale prova potrebbe smentire una teoria che hanno reso non falsificabile? Non vi è in alcun modo il requisito della falsificabilità. Anche quando i suoi pilastri crollano, inventano ipotesi più comiche per conservare il nome "Evolution".

Quale immagine dovrei mostrare al cieco perché riconosca la bellezza?! Quando «sui cuori vi sono i loro lucchetti» [Muḥammad 47:24], vi aspettate che, appena esponiamo i fatti, «cadano con il volto a terra piangendo e la loro umiltà aumenti» [Al-Isrāʾ 17:109]? Il loro problema non è la prova: non la discutono con menti libere da passioni, complessi e malattie del cuore. Per loro, dunque, la prova non è una prova: può diventare persino una prova del contrario. Si applicano loro le parole di Allah: «Non crederanno, anche se giungesse loro ogni segno, finché non vedranno il doloroso castigo» [Yūnus 10:96-97].

È essenziale comprenderlo per non cadere nell’errore di chi risponde all’ateismo senza conoscenza e dice: «Il quinto mito è quello del colpo decisivo; molti credono che si possa rispondere agli atei con la logica di Muhammad Ali Clay e con una confutazione schiacciante di tutto ciò che avanzano, ma ciò non è possibile almeno non per ogni argomento». Costui ritiene dunque che gli atei abbiano argomenti ai quali noi credenti non possediamo una risposta decisiva. Eppure leggiamo nel Corano: «Coloro che polemizzano su Allah dopo che Gli è stata data risposta, il loro argomento è nullo presso il loro Signore» [Ash-Shūrā 42:16]. E leggiamo: «Scagliamo la verità contro il falso, gli fracassa la testa ed eccolo svanito» [Al-Anbiyāʾ 21:18]. Se non credono, non è perché manca una risposta chiara, ma perché non cercano la verità; «Anche se facessimo scendere su di loro gli angeli, se i morti parlassero loro e radunassimo ogni cosa davanti a loro, non crederebbero, a meno che Allah non voglia. Ma la maggior parte di loro ignora» [Al-Anʿām 6:111].

«Una risposta schiacciante a ogni loro argomento è impossibile, almeno non in ogni caso; perfino i profeti non vi riuscirono, perché pensiamo di poterci riuscire?» I profeti, pace su di loro, non poterono guidare gli associatori perché essi non seguivano le prove; eppure i profeti avevano risposte decisive alle loro falsità e miracoli sensibili: un bastone che diventa serpente, il mare che si apre: «ogni parte era come un’immensa montagna», una tavola dal cielo, una cammella dalla roccia e la luna spaccata. Nonostante ciò: «Né i segni né gli ammonimenti giovano a gente che non crede» [Yūnus 10:101].

Quando dunque mi dici: «Pubblica una ricerca che dimostri la falsità dell’evoluzione o di altre teorie della pseudoscienza», rispondo: per i ragionevoli, ogni sapere vero già pubblicato, da evoluzionisti o da altri, smentisce il mito dell’evoluzione; anche le ricerche pubblicate nel mio campo lo fanno, perché ogni studio utile indica perfezione, regolarità e ordine nei fenomeni dell’universo e della vita. Per chi soffre nel cuore e non vuole convincersi, è come chiedere un articolo che persuada «chi prende come dio la propria passione» [Al-Furqān 25:43], si chiude in sé stesso e si ostina nella propria ignoranza. Non possiamo che dire: «Di’ a coloro che non credono: Agite secondo la vostra condizione; noi agiremo. Aspettate: anche noi aspettiamo. Ad Allah appartiene l’invisibile dei cieli e della terra e a Lui ritorna ogni cosa. AdoraLo dunque e confida in Lui. Il tuo Signore non è incurante di ciò che fate» [Hūd 11:121-123]. La pace sia su di voi e la misericordia di Dio.


Fonte: Sito ufficiale del dottor Eyad Qunaibi.